Come cambia il nostro modo di scrivere con l'umore
Provate a fare un piccolo esperimento: scrivete quando siete calmi e fate la stessa cosa quando siete arrabbiati o nervosi.
Notate delle differenze?
Ebbene, sapete che la rabbia cambia la vostra scrittura in modo fisico?
Quando siete spaventati o di fretta, le dita saltano le lettere, le parole si uniscono e la punteggiatura scompare perché il corpo trasmette la tensione direttamente sui tasti.
Che usiate un tablet, uno smartphone o il computer, lo schermo copia gli errori in modo finto. Qualsiasi dispositivo corregge i testi usando formule matematiche. Anche quando un computer prova a fingere un errore umano, inserisce soltanto imperfezioni meccaniche e ripetitive che ha copiato da internet.
La mente umana sotto stress, invece, fa qualcosa di completamente diverso. Dimentica il soggetto della frase, inserisce una parola sentita per caso alla radio o perde improvvisamente il filo. Questo accade a chi scrive di getto, seguendo i propri pensieri (flusso di coscienza). Il correttore automatico calcola gli errori per cancellarli mentre la nostra mente li crea per istinto, trasformando uno sbaglio nell'impronta autentica di ciò che siamo in quel momento.
(Fonti: • Does Peoples' Keyboard Typing Reflect Their Stress Level? (Studio della Goethe University Frankfurt)
• The Influence of Emotion on Keyboard Typing (Ricerca pubblicata su PubMed)
• Slips of the Pen (Studio sui lapsus cognitivi pubblicato su ResearchGate))
Ma cosa succede quando la nostra fretta sfida i circuiti di un tablet? La scienza spiega il perché, anche se la realtà è molto più caotica.
La protagonista di oggi è Morgana nel momento in cui il ritmo della sua giornata è diventato troppo veloce per la tastiera.👇🏻
Il giorno in cui l'autocorrettore si è arreso
La borsa della spesa cade a terra proprio mentre la scarpa da tennis non vuole infilarsi, così Morgana controlla l'orologio della cucina e si accorge che mancano solo sette minuti per andare a prendere i figli a scuola, senza dimenticare la cena con le amiche prevista per la sera.
Nel disordine della stanza si illumina lo schermo del tablet, dove c'è una relazione di lavoro importante da finire entro domani mattina.
Morgana si avvicina al tavolo con il fiatone per scrivere un messaggio urgente ai colleghi dell'ufficio, ma le dita tremano. La stanchezza dello shopping e della corsa mattutina cambia il ritmo dei suoi pensieri, le lettere si uniscono, la punteggiatura scompare e la parola "fatturato" si mescola involontariamente con la parola "merenda".
Il tablet prova a intervenire, ma il flusso di Morgana è troppo rapido, troppo sconnesso, troppo vivo. Per la prima volta, l'autocorrettore non trova una regola matematica per quel disordine: si arrende e lascia le parole così come sono state digitate, agitate e imperfette.
Morgana preme invio senza guardare lo schermo, afferra le chiavi ed esce di casa correndo. Non sa che il tablet, davanti a quelle lettere caotiche, si è arreso: non ha corretto nulla.
Quel messaggio arriva ai colleghi così com'è: sgrammaticato, senza virgole, con la parola "merenda" al posto di "fatturato".
Ma è proprio quel disordine a parlare per lei. In ufficio invece di leggere un report capiscono che al di là dello schermo c'è una persona che ha bisogno di un respiro. Se il correttore avesse fatto il suo lavoro, Morgana sarebbe stata solo un nome; così, invece, è rimasta umana.
✍️ Palestra di scrittura
Adesso tocca a te fare un esperimento per liberare il tuo flusso di coscienza e battere la precisione del tablet.
Scegli un'emozione forte che hai provato oggi, come una grande fretta, la rabbia per un imprevisto o la gioia improvvisa per una bella notizia.
Imposta un timer di 60 secondi sul telefono e scrivi senza mai staccare le dita sulla tastiera e senza correggere nulla.
Se sbagli una parola non correggerla, se dimentichi i verbi prosegui lo stesso e lascia che siano i tuoi errori spontanei a raccontare lo stato d'animo del momento.
Nota:
Se nella vita di tutti i giorni la tecnologia ci salva dalle brutte figure, nella scrittura creativa e nel flusso di coscienza accade il contrario. È proprio in quello straordinario caos di lettere unite e pensieri interrotti che si nasconde la nostra impronta digitale più vera, l'unica capace di trasmettere a chi legge una vera emozione.
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