"Il gioco non deve essere realtà": Gabby16bit e il coraggio di restare umani sul web.
Se navigate su YouTube, è impossibile non esservi imbattuti almeno una volta nel suo sorriso. L'ospite che vi presento oggi è uno dei volti storici del web italiano: Gabby16bit (all’anagrafe Gabriel Weiss). Ha iniziato nel 2013 e da allora non si è più fermato, collezionando numeri stratosferici: 3 milioni di iscritti e oltre 3 miliardi di visualizzazioni.
Ma dietro i pixel di Minecraft o le sfide su Roblox, chi è davvero Gabriel?
Dovete sapere che in questi 12 anni Gabriel ha fatto di tutto: ha giocato a centinaia di titoli diversi, ha scritto fumetti di successo e oggi si dedica persino allo sviluppo di videogiochi veri e propri. La sua forza è stata quella di restare "family friendly", diventando un punto di riferimento per migliaia di ragazzi che, nel tempo, sono cresciuti insieme a lui.
Gabriel ha anche un lato molto riflessivo e ci sono aspetti che emergono di lui davvero interessanti...
Ve ne svelo qualcuno perché nell'intervista c'è tanto altro da scoprire!
Innanzitutto la passione per il piano: quando spegne il PC, ama suonare il pianoforte. È il suo modo per "rallentare" e ritrovare se stesso lontano dagli schermi.
Se nel web è un’esplosione di energia e simpatia, nella vita reale è una persona calma e silenziosa che ama creare storie.
Gabriel vede i suoi video come un modo per combattere la solitudine e dare coraggio a chi lo guarda.
Oggi ha 33 anni e si sente come un veterano dei videogiochi: ha vissuto mille avventure digitali, ma ha ancora tantissima voglia di emozionare il suo pubblico con nuovi progetti, libri e tanta creatività.
Curioso di saperne di più? Ecco la sua intervista per "Flusso di Coscienza".
1) Benvenuto, Gabriel!
Se la tua vita fosse un gioco appena uscito, che trama ci sarebbe sulla scatola e chi sarebbe il protagonista?
Penso a qualcosa tipo Resident Evil 9, con un Leon ormai più avanti con l’età. Nel mio caso sono circa 12 anni di YouTube, quindi mi rivedo un po’ in questa immagine: una persona che negli anni è maturata, ha vissuto tante esperienze, ma sente di avere ancora qualcosa da dare per il futuro. In questo periodo mi ci rispecchio molto.
2) Cosa provi davanti a un pianoforte o facendo un’attività manuale che un videogioco non riuscirà mai a darti?
Provo un certo rilassamento. Le attività manuali, o comunque lontane dagli schermi, mi aiutano a rallentare il ritmo frenetico di stare tante ore davanti al PC e a ritrovare un tempo che spesso sembra perduto.
Per me è un modo per dirmi: “Rallenta, dedica del tempo a te stesso”, facendo comunque qualcosa di produttivo, interessante e creativo. Amo tutto ciò che ha una forma d’arte, e la musica, soprattutto attraverso il pianoforte, è una delle più belle.
3) I videogiochi sono sempre più reali: tra dieci anni giocheremo per divertirci o per scappare da un mondo che non ci piace?
Credo che ci saranno sempre entrambe le motivazioni, e probabilmente si alterneranno a seconda dei periodi della vita. Però penso anche che, se un videogioco ha come unico obiettivo quello di essere il più realistico possibile, rischia di fallire nel suo compito.
Un gioco può essere divertente e persino migliore anche con una grafica più semplice. Quello che conta davvero è cosa vuole comunicare. Per me un videogioco è una forma d’arte, ma anche di condivisione.
Se un gioco diventa troppo simile alla realtà, allora rischia di diventare noioso. Il videogioco dovrebbe permetterci di volare con la fantasia, esplorare storie e mondi diversi. Non è per forza un male se, come un buon libro, ci fa “scappare” per un po’ da questo mondo. L’importante è non farsi assorbire completamente, perché anche il mondo reale ha tante cose belle da offrirci. Se passiamo tutto il tempo nei giochi, rischiamo di perderle.
4) Parli a migliaia di ragazzi: secondo te cercano nei tuoi video un rifugio dalla solitudine o dall’ansia per il futuro?
Alcuni sicuramente sì, e spesso me lo scrivono loro stessi. Tanti mi hanno detto di aver trovato coraggio, fiducia in sé stessi o semplicemente un momento di leggerezza grazie ai miei video.
Questa è una cosa che mi ha fatto rivalutare ancora di più il lavoro che faccio. Anche solo alleggerire le giornate delle persone, dare un po’ di speranza o aiutarle a sognare, secondo me è qualcosa di buono e utile per la società.
5) Molti tuoi iscritti sono cresciuti con te e oggi sono adulti. Che effetto ti fa sapere di averli accompagnati nel loro percorso diventando un punto di riferimento?
Mi fa molto piacere, soprattutto quando penso che alcune persone hanno passato anni e anni seguendomi. Allo stesso tempo mi mette anche un po’ d’ansia, perché il tempo vola.
A me sembra di essere partito ieri, e vedere che un ragazzino che aveva 10 anni quando ho iniziato oggi ne ha 25 fa davvero uno strano effetto. Tutti questi anni sembrano passati in un battito di ciglia.
6) Qual è il confine tra Gabriel e Gabby nella realtà e nel web?
Gabby è una versione più sicura e più pazzerella di Gabriel. Gabriel, invece, è più riflessivo, calmo e silenzioso.
Però entrambi sono Gabriel, ed entrambi vengono fuori in modo naturale al momento giusto. Sicuramente Gabby è una versione più impostata per intrattenere, per dare energia e coinvolgere il pubblico. Questa è la differenza principale.
7) La carta ha tempi diversi dal web: cosa riesci a raccontare di te nei tuoi libri che il ritmo serrato di un gameplay non ti permette di mostrare?
Nei libri posso inventare storie completamente originali. Nei videogiochi, invece, spesso sono costretto a usare il gioco stesso come mezzo per raccontare una storia.
La carta, invece, è totalmente bianca: puoi riempirla usando anche solo una “matita”. Alla fine, però, il cuore è lo stesso di quello che faccio sul canale: usare un mezzo creativo per raccontare una storia di fantasia, regalare emozioni, divertire e far sognare il mio pubblico.
8) Cosa diresti a un ragazzino che ti guarda per ore sognando di diventare esattamente come te?
Gli direi che può assolutamente farlo, e magari diventare anche meglio di me. Però il vero trucco del successo è amare ciò che fai.
Quando ami davvero quello che fai, ti viene naturale continuare, anche nei momenti difficili, nei dubbi o quando sembra che le cose non vadano come vorresti. Seguite i vostri sogni con passione e amore, e le cose arriveranno da sé.
9) Come immagini l’evoluzione del tuo modo di raccontare i giochi e come vedi il futuro del gameplay tra qualche anno?
Penso che potrei spostarmi anche verso altri tipi di contenuti, sempre con l’obiettivo di raccontare storie e far sognare le persone in modi diversi.
Da un po’ di tempo mi sto dedicando anche allo sviluppo di videogiochi, e spero di poter mostrare qualcosa di valido quando sarà il momento. Credo che tutti questi anni su YouTube mi abbiano insegnato molto e mi abbiano dato la possibilità di aprirmi a nuove realtà. YouTube, in futuro, potrebbe diventare anche un mezzo di promozione per progetti più grandi.
10) Immagina una stanza vuota con un computer e la scritta: “Scrivi quello che non hai mai detto nei video”. Quali sono le prime tre parole che digiteresti?
Mi sento solo...
...Anche se continuare a creare è un ottimo modo per sentirmi meno solo ed è anche stato il motivo per cui sono partito con questa avventura, la noia e la solitudine possono essere energie che se usate bene, ti cambiano la vita!
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