L'angolo dell'intervista Caffa: "Fare musica sarà sempre un viaggio di ricerca ed evoluzione"
Romano, classe 2003, Niccolò Caffarelli — in arte Caffa — vive la musica come un modo per stare in mezzo alla gente.
Scoperto da Claudio Cecchetto che produce il suo primo EP, Ho solo 16 anni, ha portato le sue canzoni sui palchi importanti di Amici (2021) e Viva Rai 2 con Fiorello (2023); ha collezionato successi come il premio "Play Music Stop Violence" (2023) e "Energie per Roma" (2026). Tra i quasi 20 brani pubblicati, Maturità è il singolo più conosciuto, con oltre 100.000 stream su Spotify. Oggi, però, la sua dimensione preferita resta la strada.
Per Caffa, infatti, fare il busker tra i turisti e i locali del centro è un modo per "farsi giustizia" e uscire dalla cameretta, cercando quel contatto fisico che solo l'asfalto sa regalare.
In questa intervista ci racconta la sua Roma e la scelta di dedicarsi totalmente alla musica, alle parole che fanno provare grandi cose. Dal nuovo singolo Se prendo la penna alla voglia di far emozionare chi lo ascolta, ecco il racconto di un cantautore che scrive per scovare le verità che teniamo nascoste: perché la magia scatta solo quando una canzone smette di essere un ricordo privato e diventa la storia di tutti.
Presentati ai lettori come se fossi l'inizio di una tua canzone: chi è Caffa oggi, in tre righe di puro flusso di coscienza?
Sono un cantautore classe 2003 esordito nella musica grazie a Claudio Cecchetto, durante il lockdown. Da allora sono uscite un sacco di canzoni e con gli anni sono contento di avere capito chi sono e che messaggio voglio lanciare con la mia musica. Credo nella ricerca e nell’introspezione attraverso la scrittura perché dietro le nostre vite comuni ci sono le emozioni, le riflessioni, le verità che teniamo sempre nascoste.
2) Roma è una città piena di storie. In che modo l’atmosfera della tua città entra nelle canzoni che scrivi?
A Roma devo moltissimo. Quest’anno ho lasciato il percorso di studi per dare il massimo solo nella musica. Adesso lavoro come cantante nei locali in centro e sono sempre a contatto con i turisti. Il mio obiettivo è quello di farli divertire, emozionare, ubriacare ed è davvero stimolante perché quando la serata finisce ho modo di chiacchierare con loro e lasciarmi ispirare. Quando sei in viaggio è più facile mostrare il tuo lato più autentico.
3) Suoni spesso per strada, tra la gente che passa. Cosa ti dà il contatto fisico con i passanti? In che modo la gente si approccia a te?
Suonare in strada è stato un modo per farmi giustizia. Siamo tantissimi a fare musica oggi e purtroppo non ci sono neanche tutti questi posti in cui farci sentire dal vivo. Quelli che sopravvivono spesso e volentieri neanche pagano. Grazie alla strada mi sono ritagliato il mio spazio. Per me è fondamentale uscire dalla cameretta e essere a contatto con le persone. Inoltre fare busking ti aiuta a conoscerti sempre di più, ti allena a suonare in ambienti scomodi e soprattutto ti fa sviluppare quella empatia con il pubblico che sta alla base del linguaggio musicale.
4) Sui social sei molto spontaneo. Secondo te oggi abbiamo più bisogno di vedere cose "vere" rispetto alle foto perfette di qualche anno fa?
Assolutamente sì. Io stesso non riesco ad entrare in empatia con un artista se non percepisco che incarna i miei stessi valori. Credo che ogni artista debba mostrare il lato più vero di sé nelle canzoni, così come nella comunicazione. Anche questa ovviamente è una ricerca costante. Bisogna comunque fare i conti con l’algoritmo e con la risposta dei followers. È un altro lavoro, ma va bene così.
5) Quando un’esperienza privata diventa una canzone di tutti, quel ricordo ha un qualcosa di diverso per te?
Quando le canzoni entrano nel cuore e l’ascoltatore rivede nell’opera il suo vissuto, scatta la magia. Le cose assumono un loro senso nel momento in cui grazie alla musica instauriamo un legame tra noi uomini. Le canzoni, se ci pensi, sono parole sopra una musica ma la loro forza sta in quello che sono capaci di farci provare. Per questo io credo che non bisogni essere gelosi della propria musica. Prima ci abituiamo a condividerla, a pensare che sia di chiunque voglia vederci qualcosa al suo interno e prima ci leviamo un grande peso di dosso.
6) Ti do tre parole: asfalto, respiro e dimentica. Inventa al volo il titolo di un pezzo che le contenga tutte e tre. Di cosa parlerebbe?
Non mi piacciono molto i titoli lunghi nelle canzoni. Anche per il mio ultimo pezzo, “Se prendo la penna” ero quasi indeciso se comprimerlo. Asfalto però è una bella parola, mi basterebbe questa per viaggiare con la testa e scrivere qualcosa. Sicuramente farei di tutto per non scrivere della strada. Mi piace dare peso alle parole in nuovi campi semantici. È proprio questa la figata del songwriting: puoi disegnare tu le regole affinché la tua canzone incarni un mondo un po’ diverso da quello di sempre.
7) Se dovessi scegliere pochi aggettivi per descrivere come ti senti oggi guardando la tua ultima canzone, quali sarebbero e perché?
Direi che sono molto contento perché ho condiviso un lato intimo di me. La canzone parla del mio rapporto con la musica: di quello che sono e non sono senza lei, di cosa mi ha dato e di cosa ancora le chiedo. Proprio perché personale mi piace condividerla.
8) Musicalmente ti senti nel tuo posto ideale o hai voglia di esplorare nuovi mondi e suoni diversi?
Fortunatamente ho capito cosa voglio comunicare anche dal punto di vista acustico, ma per me è fondamentale ascoltare tanta musica nuova per non restare mai troppo ancorato al mio punto di partenza. Fare musica sarà sempre un viaggio di ricerca ed evoluzione.
La sincerità è uno dei valori indiscutibili.
9) Guardando avanti, quali sono i tuoi prossimi passi e dove speri che ti porti la tua musica nel prossimo futuro?
“Se prendo la penna “ è la prima parte del mio nuovo capitolo. Sto lavorando ai nuovi brani con l’obiettivo di mettere a punto il suono per chi mi ascolta. Dalle canzoni che usciranno prossimamente c’è molto della mia vita dell’ultimo anno. C’è uno sguardo più rivolto al di fuori di me in un certo senso. Non vedo l’ora di farle ascoltare e soprattutto di suonarle dal vivo.
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