L'angolo dell'intervista Juri Livorati: "I nativi digitali non hanno mai provato la vita di prima e, anche volendo, farebbero fatica a invertire la rotta"
L'ospite di oggi è uno studioso del comportamento umano, un papà di tre figli che sfida la routine e uno scrittore che, già nel 2012, pubblicava un thriller dal titolo profetico: L’eredità.
Chi segue Jury Livorati sui social lo conosce come il volto di mille personaggi: il capo autoritario, il cliente difficile, l'osservatore dei nostri tempi. Ma dietro lo schermo c’è un percorso meno lineare di quanto si possa pensare.
Dopo averlo visto su Rai 1 nel celebre quiz di Marco Liorni, Jury si è fermato per rispondere alle domande che gli ho proposto per il blog.
In questa intervista mette da parte la brevità degli algoritmi per raccontare i suoi passaggi di vita: dai tanti lavori trasformati in sketch al bisogno viscerale di creare, fino a una visione lucida e ironica della società in cui siamo immersi.
1) Benvenuto, Jury!
Se dovessi descrivere l’umore di questo momento — tra la fine dell'esperienza televisiva a L'eredità e il ritorno alla quotidianità social — con un colore o un’immagine, cosa sceglieresti?
Credo che sceglierei il viola. Non perché sia il "colore della morte" o il colore anti-televisivo per eccellenza (o forse anche per questo), ma soprattutto perché è da sempre il mio colore preferito. Per questo lo intendo come un colore capace di rappresentare una continuità anche in questa fase di passaggio, un appiglio che mi aiuti a ricordare che la fine di un'esperienza emotivamente esplosiva non significa la fine di tutto, ma il ritorno alla mia "imprevedibile routine", alla mia vita in una carreggiata da cui cerco continuamente e insistentemente di sbandare per non soccombere alla normalità. Un colore che mi confermi che posso continuare a fare quello che ha sempre fatto Jury.
2) Sei laureato in Biologia Molecolare: quando e perché l'osservazione del comportamento delle persone ha preso il sopravvento sullo studio delle cellule?
In realtà da sempre. È brutto da dire, ma la scelta del mio percorso di studi è stata dettata dall'idea di scegliere una strada che potesse avere sbocchi sicuri. Le biotecnologie sono il futuro, dicevano ai tempi. Tralasciavano il fatto che forse lo sarebbero state fuori dall'Italia, o che la carriera in quel campo avrebbe previsto anni di studi, sacrifici, dedizione. Ma io volevo trovare una stabilità quanto prima, mettere su famiglia e coltivare il mio lato creativo/artistico nel tempo libero. Leggo romanzi dagli 11 anni e ho scritto racconti e romanzi dai 14 ai 30/33 anni, quindi sono sempre stato abituato a osservare le persone e le situazioni per capire come funzionano, in cosa si somigliano e in cosa si differenziano, che atteggiamenti assumono da soli o nel rapporto con gli altri, tutte queste cose (che oggi ho trasferito nella tipizzazione dei personaggi nei miei video). Inoltre sono fondamentalmente introverso e, come dico sempre, parlo poco perché ascolto e osservo molto. Tutto questo contribuisce a rendermi un silenzioso studioso dell'umanità, in tutte le sue sfaccettature.
3) Molto prima dei social hai scritto un thriller storico, con il titolo profetico 'L'eredità': c’è ancora qualcosa di quella struttura narrativa e della ricerca del "colpo di scena" nei tuoi attuali video satirici da 60 secondi?
Non ho fatto caso al ricorso storico de "L'eredità" se non fino a poco prima che la mia puntata andasse in onda... La mia attività da scrittore condivide con quella di content creator: la già citata ricerca della verosimiglianza negli atteggiamenti e nelle parole delle persone. Al contrario della scrittura di un romanzo, però, la creazione di video richiede immediatezza, sintesi, capacità di trasmettere un messaggio in pochi secondi. Una cosa che non mi è mai appartenuta (i miei romanzi sono piuttosto corposi), ma alla quale mi sono dovuto arrendere per entrare nel nuovo format e per cercare di attirare davvero il pubblico. Il colpo di scena c'era nei libri (nella trilogia fantasy di Alethya in particolare), ma era ben ragionato e strutturato; nei video tutto deve essere veloce, persino la voce che accelero per stare sotto ai 60 secondi. La somiglianza sta nel fatto che sì, effettivamente bisogna che il lettore/lo spettatore arrivi alla fine per capire tutto, cosa che a volte non riesco a ottenere neanche per pochi secondi di video... il famoso problema della soglia di attenzione ridotta all'osso e degli algoritmi che la assecondano.
4) Hai cambiato molti impieghi prima di diventare un content creator: tra tutte queste vite precedenti, quale settore ti ha regalato il personaggio più assurdo o divertente da imitare?
Una delle mie precedenti esperienze da impiegato, senza fare nomi ovviamente. Un'azienda ben strutturata ma con radici famigliari, nella quale alcune personalità, ognuna per alcuni aspetti, hanno contribuito a plasmare quello che ora è "il capo" nei miei video a tema lavorativo. Questo personaggio mi serve a esorcizzare alcuni brutti ricordi legati a quel periodo e nel contempo a prendermi una piccola vendetta, togliendomi qualche sassolino dalle scarpe. Curioso notare che, quella che mi sembrava una situazione anomala, trova riscontro ovunque in Italia, con commenti da ogni dove che si riconoscono nelle situazioni che ricreo.
5) Cosa si prova a passare dalla libertà totale (e lo schermo piccolo) dello smartphone allo studio istituzionale di Rai 1, davanti a Marco Liorni e a milioni di telespettatori?
Non voglio sembrare supponente, ma devo riconoscere che l'abitudine a interagire con i miei follower, che ho sviluppato negli ultimi quattro anni, soprattutto con le live su TikTok e YouTube, ha contribuito non poco a rendere l'esperienza televisiva meno ansiogena. Nel 2007 ero stato concorrente di un'altra trasmissione televisiva e le emozioni erano molto più aggressive, se si può dire così, con i tecnici audio che per tutta la registrazione si lamentavano del fatto che parlassi con un filo di voce. A "L'eredità", vuoi perché ho ormai 40 anni, vuoi perché parlare davanti a un pubblico, anche se virtuale, è ormai un'attività quasi quotidiana, non ho percepito timori reverenziali. Va detto che autori e conduttori creano da subito un clima sereno che ti fa sentire tra amici, quindi quando parte la puntata sei perfettamente a tuo agio... almeno finché non arriva la prima sfida a eliminazione!
6) C’è un aneddoto divertente o un momento di tensione che le telecamere de L'Eredità non hanno mostrato, magari avvenuto durante i tagli pubblicitari o nel backstage?
Te ne dico due. Il primo riguarda il momento, andato in onda, in cui ho suggerito che una sfida a eliminazione servirebbe almeno una volta al giorno, anche nella vita normale, per darsi la carica prima di andare al lavoro: da lì in poi tutto è in discesa. Liorni ha apprezzato molto e a telecamere spente è venuto a ribadirmi che gli era piaciuto l'intervento, che poi ha richiamato anche nella puntata successiva.
Il secondo aneddoto riguarda una battuta non andata in onda. Alla domanda sui sonnellini ipnagocici di Dalì, che si addormentava con una chiave in mano, Liorni mi ha chiesto a cosa servisse la chiave. Non sapendolo, ho buttato lì un "Forse era la chiave del bagno, in modo da poterci correre in urgenza dopo il risveglio". L'intero studio è scoppiato a ridere, compreso il conduttore, ma poi lo scambio è stato tagliato in TV. Nella registrazione si nota comunque qualche risata che sembra fuori contesto: il motivo è questo.
7) I tuoi sketch sono caricature della realtà: qual è il comportamento o la moda della società di oggi che sopporti meno?
Non ci sono comportamenti o mode che non sopporto, a meno che non vogliamo considerare l'odio e l'intolleranza dei comportamenti. Quelli sì, li odio. In generale, non mi piace l'ipocrisia di alcune persone che ridono e mi danno ragione nei video solo finché a essere colpiti dalla mia critica sociale non sono proprio loro. I giovani adorano i video contro i boomer, ma se un giorno metto un video contro i giovani mi riempiono di offese. E poi succede la stessa cosa al contrario. E poi succede con le varie categorie opposte che posso prendere in considerazione. Come dico sempre, siamo meravigliosamente imperfetti e dobbiamo accettarlo, ridendoci sopra. Io per primo rido di me stesso e faccio autocritica.
8) In che modo credi che i social abbiano influenzato e trasformato il modo di agire delle persone e come immagini il futuro di questa evoluzione?
Mi fai dire cose da boomer (che non sono), ma è innegabile che i social ci abbiano avvicinato a livello virtuale allontanandoci a livello umano. Hanno proposto la soluzione a un problema che non c'era, creando quello stesso problema. La gente non aveva problemi a socializzare, poi sono arrivati Facebook e company a darci un modo per ricollegarci con gente che non vedevamo da tempo. Il fatto è che così facendo ci siamo collegati virtualmente anche a tutti quelli che conoscevamo, compresi i parenti, e che a lungo andare abbiamo sostituito le relazioni di persona con quelle online. A subirne di più le conseguenze sono i giovani, i nativi digitali o nativi social, che a differenza della mia generazione non hanno mai provato la vita di prima e, anche volendo, farebbero fatica a invertire la rotta.
9) Se domani chiudessero tutte le piattaforme social, torneresti a scrivere un libro o troveresti un altro modo per raccontare le tue storie?
Lo scopo della mia vita, che ho capito negli anni, è dare sfogo alla mia creatività, alla mia vena artistica, perché credo che solo l'espressione di sé, in ogni forma possibile, possa dare un senso all'esistenza. L'alternativa è farsi soggiogare dalla freddezza del lavoro e dell'accumulo di ricchezze materiali, che ci riduce a strumenti senz'anima divisi tra le otto ore di ufficio e il divano di casa da cui guardiamo la televisione, in attesa della sera libera del weekend e della settimana estiva al mare o in montagna. Io ho provato con i libri a costruirmi una vita diversa, ma non ha funzionato. Ho trovato nella vita da padre uno sbocco importante e duraturo per non perdere la mia fanciullezza interiore. E appena i miei figli sono diventati grandicelli ho trovato questa nuova formula dei video, che continuerò finché riuscirò, augurandomi anche sbocchi ulteriori. Se domani l'umanità andrà in un'altra direzione, di sicuro troverò il modo di adeguarmi e inserirmi in quel filone creativo/artistico, perché ho capito che non posso farne a meno e che, anche a sessant'anni, resterò lo Jury di 14 che scriveva i primi racconti sognando di diventare il nuovo Stephen King.
10) Scrivi un micro-testo (massimo 3 righe) per un video satirico che descriva perfettamente la "generazione ansia" nel 2026.
Adesso capisco cosa prova ChatGPT!
Farei così:
ANSIA IERI/OGGI
Personaggio unico in primo piano.
IERI: "Oddio non mi ricordo se ho chiuso il gas. L'ho chiuso, vero? E le luci in salotto? Ah, le hai spente tu, bene. La porta! Non ho dato due giri di chiave!!"
OGGI: "Oddio non ho messo la storia su Instagram prima di uscire! Adesso le mie amiche avranno un sacco di like al loro outfit in bagno e io niente! E qui non c'è campo per il telefono, come faccio??? No vabbé posso anche morire, addio mondo!"
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