L'angolo dell'intervista. Matteo Montaperto: "Dietro ogni singolo scatto c'è per forza di cose anche un'immaginazione su quello che fu quel dato posto"

Attore, fotografo, autore e papà.
L'ospite di oggi è un artista a 360° che ha fatto della curiosità il suo motore principale: Matteo Montaperto.
Formatosi tra teatro e fotografia, ha saputo trasformare la passione profonda per il cinema — quello che spazia dai classici Disney ai capolavori di Hitchcock — in un linguaggio moderno e accessibile. Co-fondatore del trio comico Due & Mezzo, ha portato la sua creatività dai palchi teatrali fino ai social, dove oggi racconta con ironia e leggerezza le sfide quotidiane di un genitore.
Il suo punto di forza è il contrasto: se da un lato documenta il silenzio e la polvere dei luoghi abbandonati con il progetto Ascosi Lasciti, dall'altro rompe quel silenzio con la spontaneità delle sue "freddure esistenziali". Matteo non si limita a scattare o a recitare; lui osserva la vita in tutte le sue sfumature, mantenendo sempre quello sguardo curioso che lo accompagna fin da bambino.
In questa intervista ci guida dietro le quinte del suo lavoro e della sua vita, dove l'eleganza del passato incontra la velocità del digitale. Un racconto autentico che ci ricorda quanto sia importante saper guardare il mondo, ma soprattutto saperci ridere sopra.
.

1) Ciao Matteo, benvenuto nel mio blog.
Se la tua vita fosse uno dei vecchi film in bianco e nero che guardavi da bambino, come suonerebbe la voce fuori campo che ti presenta al pubblico un secondo prima dell'azione?
Se dovessi scegliere il nome del doppiatore... non lo farei! Anche se...onestamente...sono molto legato alla voce in italiano di Cary Grant! Utilizzerei una tonalità non troppo bassa, simpatica, efficace, brillante... che sono poi le caratteristiche che ricerco in continuazione nell'utilizzo della mia. 

2) Chi è stata la persona che ha visto in te l'artista prima ancora che lo capissi tu, spingendoti a diventare quello che sei oggi?
Non sono sicuro di questa risposta. I ricordi dei bambini sono sempre un po' offuscati. Ho ben presente, però, il nonno di mio cugino (quindi il padre di mia zia per intenderci) che, da grande ammaliatore qual era, mi ispirava in continuazione e non faceva altro che stimolare la mia parte creativa con piccolo sketch ed imitazioni. Nonno Francesco detto "Nonno Ciccio" ha avuto sicuramente un impatto "devastante" nella mia formazione creativa. 

3) Con Ascosi Lasciti ti occupi di Urbex, documentando luoghi abbandonati. Quando inquadri un palazzo in rovina, cerchi di fotografare ciò che resta oggi o la vita che c’era un tempo?
Il fascino delle rovine non può che essere documentato pensando all' "oggi". Ognuno ha il suo modo di vedere ed intendere l'Urbex ed io amo concentrarmi su ciò che è arrivato a noi, in tutto il suo fascino decadente. La mente però, viaggia. In continuazione. Ed è per questo che dietro ogni singolo scatto c'è per forza di cose anche un'immaginazione su quello che fu quel dato posto. Il gioco è proprio quello di capire (o visionare con la fantasia) chi possa aver abitato una villa, un castello o un altro edificio. Tornando alla domanda, però, inquadro totalmente quello che vedo in quel momento davanti a me.

4) Da "Pape-Riina" ad "Ace Maria", i tuoi video sui social sono pieni di freddure esistenziali. Come nascono queste battute? Ti arrivano all'improvviso o c'è un lungo lavoro di scrittura dietro ogni gioco di parole?
Un po' un misto di cose. Alcune battute arrivano durante la notte mentre non dormo (o prima di addormentarmi). Altre mi folgorano durante la giornata. Poche volte mi metto "a tavolino" per ricercarle. Spesso capita che Chiara o due tre amici di penna "online" me ne suggeriscano alcune. E' bello sapere che vi siano persone col mio stesso senso dell'umorismo!

5) Oggi la comicità è spesso sotto attacco. Secondo te, qual è il segreto per far divertire il pubblico senza mai risultare offensivi o irrispettosi?
Senza dubbio la scrittura. Possiamo ragionare su alcuni escamotage, però. Ovviamente non usare parolacce o un linguaggio offensivo è alla base. Non che non mi piaccia (adoro la stand-up comedy per esempio) ma riuscire a divertire senza essere volgari è già un buon inizio. Dobbiamo cominciare a pensare alle metafore, ai modi molteplici che ci sono di raccontare un qualcosa senza dover per forza esplicitarla. Non è un segreto, è una tecnica che funziona molto. Poi a questo dobbiamo aggiungere il nostro modo di esporre il testo e di interpretare le singole battute divertenti. 

6) Sui social racconti anche la tua vita familiare con molta ironia. Quanto studio c’è dietro questa naturalezza e quanto è solo voglia di ridere dei piccoli imprevisti di ogni giorno?
Anche qui la verità è un po' nel mezzo. Lo studio c'è nelle inquadrature e nel mezzo tecnico. Le battute in realtà sono spesso scritte ma nascono da "fatti realmente accaduti" o da situazioni che provo/proviamo ad immaginare. Alla base naturalmente c'è la voglia di far ridere il pubblico anche estremizzando delle gag che nella vita reale non esisterebbero o sono molto più insignificanti. Chiaramente, mostriamo ad arte quello che vogliamo e quello che pensiamo possa far ridere le persone che, come noi, stanno vivendo alcuni piccoli drammi!

7) Essere padre ti ha cambiato molto. Cosa hai scoperto di te stesso attraverso gli occhi di tuo figlio che non avevi mai notato prima?
Essere diventato papà è al momento l'esperienza più bella e difficile della mia vita! È una sensazione che non è assolutamente descrivibile se non nel momento in cui si affronta in prima persona: la gioia che procura è il senso di responsabilità che sopraggiungono sono decuplicati rispetto a prima! Sembra assurdo ma probabilmente la cosa che ho scoperto attraverso gli occhi di Elia e il fatto che quando sorrido o quando esagero con alcuni movimenti e lui è contento e ride tantissimo. Non è automatico né scontato però quando mi sono soffermato a pensare a questo l'ho trovata una cosa meravigliosa!

8) Davanti al tuo obiettivo passano tante storie e tanti volti. Cosa cerchi di creare con chi hai di fronte per riuscire a catturare la sua parte più autentica?
Ti dirò la verità: non ho né una tecnica né una modalità precisa. Penso che il fattore tecnico sia fondamentale e che lo sia altrettanto la mia visione ed il mio modo di usarlo. Alla base di tutto però c'è anche una sintonia che si deve per forza creare con il soggetto che vado a fotografare Per far sì che si possa fidare e che possa mostrarmi il suo lato più autentico.

9) Tra mostre, libri e nuovi video, dove sta puntando la tua Nikon in questo momento? Qual è il progetto che ti dà più entusiasmo?
Ti faccio una correzione perché da un po' di tempo non ho più Nikon ma Sony 😉 al momento sto facendo più che altro il papà quindi mi sto occupando di ascolti lasciti a livello organizzativo e le mie camere sui lavori che faccio costantemente come matrimoni book teatrali ed eventi... Nel cassetto c'è sempre l'idea di una mostra personale e della scrittura di un libro sull'abbandono ma al momento purtroppo non mi ci posso dedicare a pieno.

10) Scrittura creativa 
Immagina di trovare in un paese fantasma una vecchia lettera mai spedita al "Matteo del futuro". Cosa c'è scritto, con quale foto sceglieresti di rispondere e quale delle tue domande esistenziali aggiungeresti per chiudere in bellezza?
In un vecchio paese abbandonato su una carta spessa e grezza con una grafia ottocentesca le parole direbbero: "Sai benissimo gli errori che potresti e quelli che non potresti ricommettere. Qualsiasi azione tu faccia dovrà essere sempre funzionale al raggiungimento dei sogni che ti hanno sempre accompagnato da bambino. Se vi fosse bisogno di essere duro, scontroso e antipatico, puoi e devi esserlo. Fai e ri-fai tutto quello che serve ma sii ben cosciente che quasi a quarant'anni sarai padre e sarà la gioia più immensa mai provata. Non sprecarla, arrivaci preparato e combatti sempre... ma soprattutto... perché si chiama sala parto se i bambini arrivano?!"
Firmato: una foto di una villa abbandonata condita da Guillermo del Toro.




Commenti

Post popolari in questo blog

Oltre lo schermo: intervista a Lorenzo Isola, l'ingegnere che ha dato voce all'anima di Genova

L'angolo dell'intervista IstErica: "Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium"

L'angolo dell'intervista Malita Choul: "Ad oggi mi rendo conto che è fondamentale esprimersi correttamente e avere un lessico ricco"