Perché l'Intelligenza Artificiale non saprà mai scrivere un vero "Flusso di coscienza"?

Se chiedi a un'IA di scrivere una poesia o un saggio, il risultato sarà quasi perfetto. Ma se le domandi di scrivere un vero flusso di coscienza, non saprà farlo. 

Perché?
Il motivo si trova in una parola: l'errore.
L'IA è programmata per essere logica, prevedibile e corretta
Quando scrive, calcola matematicamente quale parola ha più probabilità di venire dopo quella precedente, cerca costantemente informazioni e, più di tutto, cerca l'ordine.
La mente umana, invece, funziona al contrario. Quando i nostri pensieri scorrono liberi, siamo caotici: saltiamo da un ricordo d'infanzia a quello che abbiamo mangiato ieri in una frazione di secondo. Programmiamo la nostra vacanza mentre un altro pensiero sulla spesa da fare si affaccia nell'immediato.
Veniamo distratti da un rumore della strada, facciamo associazioni assurde che solo noi possiamo capire. 
Provate a seguire il filo di un vostro pensiero e vedete dove vi porta...

La morale per chi scrive: l'IA non può imitare perfettamente i nostri pensieri perché non ha un corpo per sentire, non ha un inconscio, non sa "perdere il filo" e, soprattutto, non ha il sentimento, non ha l'anima, non ha la genuinità.

Cosa è successo al nuovo protagonista della storia di oggi? Scopriamolo insieme 👇🏻

Simone contro l'algoritmo: la sfida dei tre ninuti
"Un tablet non ha mai dovuto gestire un lutto o l'ansia di un ritardo. Come fa a simulare un pensiero vero?"
Simone appoggiò il dispositivo al centro del tavolo della cucina. Sul display era aperta la schermata di un'applicazione di intelligenza artificiale generativa.
Sabrina alzò lo sguardo dallo smartphone: "Non ha bisogno di vivere le cose perché analizza milioni di diari, lettere e romanzi. Sa esattamente quali parole richiamano la malinconia o il panico. Trova i pattern (ndr: schema che si ripete in modo prevedibile), Simone, e  i pattern funzionano".

"Quelli creano testi corretti, non testi vivi", intervenne Matteo, facendo scorrere il cronometro del telefono. "Facciamo una prova seria. Tre minuti a testa. Stesso spunto iniziale: una tazza che cade e si rompe. Niente filtri, scrittura immediata". 

Simone prese carta e penna, lui preferiva avere il contatto serio con la scrittura e evitava il più possibile la tastiera. Sabrina impostò il prompt sul tablet. Per tre minuti si sentì come sottofondo solo il fruscìo della grafite sul blocco per appunti. Dall'altra parte, lo schermo del tablet rimase immobile per qualche secondo, prima di mostrare il blocco di testo finale, formattato e senza errori.
Matteo prese entrambi i fogli e li affiancò. 
"Vediamo chi riconosce l'intruso".

Ora tocca a te 🫵🏻
Leggi i due testi della sfida. 
Uno appartiene all'algoritmo del tablet, l'altro è il flusso di coscienza diretto di Simone. 

Quale dei due appartiene al ragazzo?

📄 Testo A 
La ceramica si scontra con il pavimento. Il liquido scuro si espande creando una macchia asimmetrica sul marmo. È la terza volta che succede questa settimana. Un senso di frustrazione mi assale. Devo pulire subito prima che la macchia si asciughi e lasci un alone permanente. Il tempo scorre, devo andare al lavoro.

📄 Testo B 
Nero. Tutto sul pavimento... la tazza di mia nonna, quella con il bordo sbeccato che diceva sempre di non usare. Che stupido! Ora la macchia sembra una mappa geografica, l'Islanda forse. Devo chiamarla no è morta tre anni fa. Il fumo sale ancora, quel profumo di arabica misto al detersivo al limone fa schifo. Che effetto strano fa la luce sul bagnato.
Soluzione 
Il testo scritto da Simone è il B.
La differenza è nella struttura del pensiero:

Il testo A (il tablet) esegue una descrizione lineare e consequenziale. Collega l'incidente a una reazione logica: l'azione (il caffè cade), l'emozione immediata (la frustrazione) e la conseguenza pratica (pulire per non fare tardi). È una struttura narrativa geometrica.

Il testo B (Simone) lavora per associazioni asimmetriche e cortocircuiti della memoria. 
La tazza attiva un divieto d'infanzia, l'immagine visiva si trasforma in una mappa geografica e lo stimolo olfattivo crea un contrasto sgradevole con il detersivo. 
Il pensiero umano, quindi, non è lineare: si blocca, in questo caso, su un lutto passato e si distrae subito dopo per un riflesso di luce.

E voi cosa ne pensate?
Siete riusciti a indovinare subito o l'algoritmo vi ha ingannato? Vi aspetto nei commenti per parlarne!




Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo dell'intervista IstErica: "Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium"

Oltre lo schermo: intervista a Lorenzo Isola, l'ingegnere che ha dato voce all'anima di Genova

L'angolo dell'intervista Francesco Sarnataro: "Cerco di distinguermi non perché voglio essere 'diverso', ma perché non riesco a essere uguale agli altri"