Come il clima sta cambiando i nostri vestiti
Ti è mai capitato, in una calda giornata estiva, di indossare quella camicia o quella t-shirt che ti sta così bene e pentirtene dopo esattamente cinque minuti?
Si prova come una sensazione di essere intrappolati in una serra portatile, dove la pelle non respira e il caldo sembra raddoppiare.
Prova a guardare l’etichetta interna, quasi sicuramente troverai scritto: 100% poliestere. Cioè plastica.
Con le temperature record, vestirsi di plastica sta diventando impossibile. Le case di moda lo hanno capito: se i vestiti ci fanno sudare troppo, smetteremo di comprarli.
Ecco, allora, in che modo cambieranno i nostri armadi, spiegato in tre rapidi flash:
▪️i vestiti fatti di banane e ricino (addio petrolio): per sostituire il poliestere si usano piante che crescono con pochissima acqua.
Il Bananatex (fibra di banana) è leggerissimo e fa passare l'aria; i filati ricavati dall'olio di ricino si asciugano in un lampo e sono perfetti per lo sport.
▪️Il cotone "coltivato" in laboratorio: i campi di cotone tradizionali stanno soffrendo la siccità a livello globale. La soluzione? Produrre il cotone in grandi contenitori partendo dalle cellule della pianta (un po' come si fa per lo yogurt). Stessa freschezza sulla pelle, ma zero spreco di terra e acqua.
▪️La stoffa "effetto specchio" (6 gradi in meno): è la novità più incredibile. sono tessuti intelligenti che, invece di assorbire i raggi del sole, li riflettono respingendo il calore. Chi li indossa percepisce fino a 6°C in meno rispetto all'ambiente esterno. Come avere un mini-condizionatore portatile.
In conclusione: la prossima volta che fate shopping, non guardate solo il colore o il modello. Girate il capo e leggete l'etichetta.
Il futuro del nostro comfort è scritto in quel piccolo pezzetto di stoffa bianca.
Ed è esattamente quello che ha fatto il protagonista di questa storia 👇🏻
La camicia che respinge il caldo
Convinto di essere ormai il re dell'eco-climatizzazione tessile, sono entrato in un negozio in pieno centro con 39 gradi all'ombra. Mi sono fiondato sul primo stand di camicie e ho iniziato a rivoltare i colletti con lo stesso impegno di un detective dell'FBI a caccia di prove.
«Posso aiutarla?» mi ha chiesto una commessa, guardandomi con lo sguardo di chi sta per chiamare la sicurezza.
«Cerco del bananeto tecnico o, al limite, del ricino idrorepellente ad alta traspirabilità», ho risposto con la massima serietà.
La commessa ha sbattuto le palpebre un paio di volte. «Ha sbagliato, la frutteria è all'angolo, signore. Qui vendiamo solo abbigliamento per l'ufficio».
«No, no, lei non capisce!» ho insistito, agitando una maglietta beige che avevo appena scovato. «Guardi qui! Questa è fatta al 40% di alghe marine. Se domani c'è un'umidità del 90%, rischio di fare la fotosintesi clorofilliana mentre sono in fila alle Poste?»
Niente da fare, non era preparata. Alla fine, però, l'ho trovata. Una camicia bianca, dal taglio classico, che sull'etichetta prometteva il famoso "raffreddamento radiativo passivo". In breve: la camicia-specchio che respinge il caldo. L'ho comprata subito, fiero del mio acquisto tecnologico.
Il problema è iniziato appena ho messo piede fuori dal negozio.
La camicia funzionava fin troppo bene. Rifletteva i raggi solari con una potenza tale che, nel giro di cinquanta metri, ho nell'ordine:
abbagliato tre automobilisti che hanno inchiodato di colpo; disorientato un piccione in volo, che ha fatto un'inversione a U per disperazione; proiettato un cerchio di luce accecante sul muro del comune, stile Bat-segnale.
Io, dentro la camicia, stavo benissimo. C'erano ventidue gradi percepiti, un miracolo della scienza. Intorno a me, però, la gente cominciava a girare con gli occhiali da saldatore. A un certo punto, un signore anziano si è persino fermato dietro di me, si è guardato nella mia schiena e ha iniziato a sistemarsi il riporto.
«Comodo questo specchio semovente, giovanotto», mi ha detto ringraziando.
Insomma, il futuro della moda è arrivato ed è decisamente fresco. Ma se quest'estate vedete un raggio laser umano camminare sul marciapiede... non vi preoccupate, sono solo io che cerco di sopravvivere a luglio.
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