L'angolo dell'intervista Leoncillotto: "Il pubblico cerca storie interessanti, sensate e cinematografiche"

Oggi ho il piacere di ospitare un regista, videomaker e content creator che da circa quattro anni racconta le sue passioni sul web. Molti di voi lo conosceranno, sicuramente vi sarete imbattuti in uno dei suoi video, come è capitato a me. 
Sto parlando di Leoncillotto, apprezzatissimo sul web, spontaneo e riservato, con grandissima professionalità utilizza gli effetti speciali e il video editing per fare l'impossibile. Il bello è che salta letteralmente dentro lo schermo per diventare il protagonista di grandi universi come The Last of Us, Star Wars o Elden Scrolls.
La forza dei suoi video sta nel perfetto equilibrio di tre elementi:
▪️effetto "cinema": una cura professionale per le luci, la fotografia e il montaggio che trasforma ogni breve video in una piccola produzione cinematografica (per gli oggetti di scena c'è il meticoloso supporto del padre);
▪️recitazione fisica: oltre al doppiaggio, indossa i costumi dei personaggi (realizzati con il grandissimo aiuto della madre) e recita in prima persona con tutto il corpo e con le espressioni del viso;
▪️cultura pop a 360 gradi: unisce l'atmosfera delle grandi storie del cinema all'ironia tipica delle community di YouTube e Twitch.
Il suo segreto è semplice: piace agli appassionati di anime e videogiochi perché ne rispetta i codici, e conquista il grande pubblico perché i suoi lavori sono visivamente bellissimi. Con uno stile spontaneo e una forte cura per i dettagli, Leoncillotto dimostra che, nel mondo dei social, la qualità e l'impegno costante vengono ancora premiati.


1) Dai robot dei boomer alle saghe millennial, fino ai micro-video della gen alpha: come cambia il modo di guardare gli anime quando i tempi dell'attenzione si riducono così tanto?
Gli anime sui robot giganti sono lontani dalla mia generazione; non li ho mai guardati, anche se conosco a memoria l’iconica sigla di Ufo Robot. La mia infanzia è stata segnata dai cartoni degli anni duemila come Detective Conan, Pokémon e Dragon Ball. All'epoca per me erano semplicemente "cartoni animati", non sapevo cosa fosse un anime, ma crescendo ho capito quanto abbiano influenzato il mio immaginario e la mia idea di narrazione.
Riguardo al ritmo, immagino che nei vecchi cartoni dei robot i tempi fossero dilatati per valorizzare un lavoro titanico e artigianale, molto diverso dal digitale di oggi. Anche i cartoni della mia infanzia erano lenti: il combattimento tra Goku e Freezer in Dragon Ball durava una trentina di episodi. Eppure la soglia di attenzione richiesta era bassa: si guardavano a pranzo in modo distratto e a scuola si commentavano i personaggi senza una reale visione d'insieme della trama.
Oggi lo scenario è cambiato: il pubblico cerca storie interessanti, sensate e "cinematografiche". Non c'è più distinzione qualitativa tra una serie live-action e un anime; hanno la stessa dignità artistica, cambia solo il linguaggio tecnico. Inoltre, con il passaggio alla TV streaming, l'offerta è esplosa e i prodotti sono diventati molto più rapidi e sintetici, concepiti come veri e propri film suddivisi in puntate.

2) Gli anime servono solo a scappare dalla realtà o aiutano i ragazzi a capire meglio i problemi del mondo vero?
Oggi si dà quasi per scontato che l'aspetto visivo sia eccellente, grazie ai budget enormi e agli studi di animazione giganteschi che ci sono dietro. Diventa quindi fondamentale la ricerca di uno stile unico che permetta di distinguersi in un mercato saturo, dove molti prodotti rischiano di somigliarsi. A fare la differenza sono il look visivo e le trame mature: la maggior parte degli anime odierni, infatti, è pensata per un pubblico adulto. Esistono ancora i prodotti per bambini — i Pokémon continuano a produrli — ma se i più piccoli non vengono monitorati finiscono per guardare serie non adatte a loro. Questo può essere un problema, ma al di là di ciò, la caratteristica principale del mercato attuale resta la sua straordinaria varietà e ampiezza.

3) Perché oggi cerchiamo così spesso storie tristi o malinconiche che parlano di tempo che passa? È solo nostalgia o il bisogno di ritrovare la "purezza" del fantasy classico?
Il fantasy si inserisce perfettamente in questo quadro. Se pensiamo a una serie come Stranger Things, ambientata negli anni Ottanta, troviamo una forte componente fantasy unita a sfumature horror gestibili per dei ragazzi. Probabilmente abbiamo idealizzato quel decennio al punto da farlo sembrare fantastico, quasi surreale e ricco di avventure, in netto contrasto con la monotonia della nostra quotidianità.


4) ​Guardando al futuro, la tua creatività spazia in direzioni sempre nuove. Quali sono le prossime sfide in cantiere e come è nata la tua nuova avventura con la startup ENVY?
​Nell'ultimo periodo mi sto concentrando molto sulla regia pura: recentemente ho diretto uno spot commerciale e un videoclip musicale, due esperienze istituzionali molto stimolanti che si affiancano al mio percorso da content creator, dove invece mantengo una totale e assoluta libertà artistica.
​La novità principale per il futuro, però, riguarda il mio ruolo di direttore creativo e responsabile della comunicazione in una startup che si chiama ENVY. Proprio con questa realtà stiamo lanciando due concorsi nazionali davvero interessanti. Il primo, che curo in prima persona, si chiama "Fuori dal guscio": è un contest in cui i partecipanti devono raccontare un libro attraverso un video di massimo 30 secondi. Per l'occasione ho scelto personalmente una giuria di undici professionisti e colleghi tra registi, montatori, attori e fotografi, inclusi due grandi influencer come Daniele Calise e Ambra Pazzani. L'altro concorso si chiama invece "Parole note", è curato dal giornalista svizzero Mauro Rossi e chiede ai concorrenti di scrivere il testo di una canzone su una traccia musicale data. Sono progetti nuovi che mi permettono di applicare la mia esperienza sui social a contesti diversi e creativi.

5) Eroi prescelti e grandi profezie: il tuo pubblico cerca ancora il mito invincibile o preferisce chi mostra le proprie fragilità?
In realtà non ho ancora inquadrato del tutto il mio pubblico: proponendo contenuti molto diversi — dalle parodie di videogiochi ai doppiaggi, fino ai video sui cartoni e sugli anime — la mia fanbase è inevitabilmente frammentata. Dai commenti, però, percepisco che gli utenti apprezzano molto il mood giocoso, cercandovi un momento di spensieratezza e ilarità.
Credo che le persone cerchino soprattutto un contatto umano. È un aspetto su cui sto lavorando, provando a espormi di più parlando direttamente alla telecamera. Può sembrare paradossale, ma parlare a ruota libera mi imbarazza molto; preferisco di gran lunga la dimensione tecnica e artistica della recitazione.
È un percorso iniziato solo tre o quattro anni fa, quindi per me è ancora tutto nuovo e mi muovo in modo spontaneo: ho un'idea, la realizzo perché mi appassiona, mentre le dinamiche da personaggio pubblico sono ancora tutte da comprendere.
La mia community è divisa in nicchie (chi segue gli effetti speciali, chi il doppiaggio, chi i videogiochi o gli anime), ma il collante finale rimango io. Essendo una persona riservata, la vera sfida sarà proprio far emergere maggiormente la mia persona, trovando il giusto compromesso tra vita privata e pubblica senza risultare invadente.


6) Qual è la cosa più difficile da trasmettere con un video quando non puoi usare le parole ma solo le immagini?
I miei video hanno spesso un taglio cartonesco e caricaturale. Trasmettere la rabbia attraverso le immagini, ad esempio, mi risulta facile: mi basta aggrottare le sopracciglia e mostrare i denti, poiché fortunatamente ho una buona espressività facciale.
Se però escludiamo la maschera della caricatura e l'espressione estremizzata, la vera difficoltà nella recitazione è trasmettere la tristezza. Per farlo in modo autentico devi immedesimarti in quella condizione, attingere a un ricordo doloroso e metterti a nudo davanti alla telecamera, mentre qualcuno ti riprende aspettando che tu pianga. Non mi è ancora capitato di affrontare una prova attoriale così intensa, ma è un obiettivo che ho intenzione di inserire nel mio bagaglio futuro.
Oltre ai video sugli anime, mi piacerebbe sperimentare progetti più cinematografici, meno cartoneschi e più orientati a una recitazione introspettiva. Di formazione sono un regista e ho diretto attori diverse volte, ma vorrei mettermi alla prova in prima persona in un contesto più intimo e psicologicamente forte. Se mai si presenterà l'occasione, sarà una sfida ardua ma estremamente stimolante.

7) Qual è l'anime che consideri intoccabile e perché?
Il mio anime preferito in assoluto, che considero letteralmente intoccabile, è Fullmetal Alchemist: Brotherhood. Ha pochissimi difetti — al momento non me ne viene in mente nessuno — e ne conservo solo ricordi positivi. Oltre al comparto visivo e al character design eccellenti, vanta una scrittura straordinaria. È un fantasy incentrato sull'alchimia che, pur essendo una scienza in quel mondo, ai nostri occhi appare come magia, dato che i protagonisti trasformano la materia attraverso il tocco delle mani o il disegno di cerchi alchemici.
La trama è strutturata in modo impeccabile, a tratti cruda e adulta, pur lasciando spazio alla comicità, a momenti di profonda malinconia, alla paura e al disgusto. È un'opera completa che attraversa l'intero spettro emozionale, capace di regalare gioie immense ma anche grandi traumi. Non credo di aver mai visto di meglio.
Amo moltissimo anche altre serie come One Piece, di cui colleziono action figure e poster, ma Fullmetal Alchemist ha una marcia in più. Ha segnato una tappa fondamentale nella mia cultura audiovisiva ed è stato il prodotto che mi ha traghettato verso produzioni più mature, visto che prima di allora avevo seguito solo i cartoni animati commerciali in TV.

8) In un futuro pieno di video perfetti creati dall'IA, l'imperfezione o l'errore umano diventeranno il vero valore aggiunto di un edit?
Penso di sì. Più che l'imperfezione in sé, credo che il vero valore aggiunto sarà lo stile visivo unico e personale che l'intelligenza artificiale non può replicare. L'IA può supportare la creazione di effetti speciali, ma non è in grado di elaborare un'estetica autoriale propria dell'essere umano. Parliamo di una tecnologia imprevedibile e in costante evoluzione, quindi le cose potrebbero cambiare, ma sono convinto che l'idea e la visione rimarranno centrali.
In futuro saremo tutti capaci di generare contenuti con un semplice click, ma la differenza la faranno la direzione registica e l'impronta personale. Un video in stile anime generato da una macchina sarà sempre diverso da un contenuto curato manualmente da me; per ottenere esattamente l'effetto che ho in mente, la lavorazione manuale resta una scelta obbligata.

9) Oggi i tuoi montaggi possono rendere un’opera più famosa dell’anime stesso. Che effetto ti fa sapere che molti scoprono una storia grazie ai tuoi video e non guardando la serie intera?
Dire che un mio video possa superare in popolarità l'opera originale mi sembra un'esagerazione, considerando che gli anime hanno una risonanza globale. Sicuramente, però, i miei montaggi offrono una vetrina a chi ancora non conosce determinati titoli. Questo mi fa molto piacere: quando ho realizzato un video a tema Fullmetal Alchemist, molti utenti non avevano colto la citazione originale. Sapendo quanto quell'opera sia stata importante per me, sono felice di averla fatta scoprire a un pubblico nuovo che, incuriosito dal mio contenuto, potrebbe decidere di recuperarla.

10) Immagina di poter entrare fisicamente in uno dei tuoi edit per 24 ore. Non sei il protagonista, ma un osservatore invisibile: descrivi la prima cosa che vedi, l'odore dell'ambiente e il suono che senti appena premi "Play" dall'interno.
Sceglierei senza dubbio il video dedicato ad Adventure Time. Immagino che i profumi dominanti sarebbero quelli dell'erba e della foresta, alternati all'odore di dolci e zucchero filato tipici del Regno di Dolcelandia, insieme alla nota metallica della mia spada. Premendo "Play", il primo stimolo sonoro sarebbe una melodia a 8-bit, mentre la prima immagine davanti ai miei occhi sarebbe la casa sull'albero di Finn e Jake.
In alternativa, sceglierei un video che non ha registrato numeri altissimi, ma di cui amo profondamente l'estetica: un edit ambientato in una città cyberpunk futuristica. In quel caso, la prima cosa che vedrei sarebbero i riflessi delle luci al neon colorate sull'asfalto bagnato dalla pioggia, accompagnati dall'odore tipico della strada umida e da un sottofondo di suoni tecnologici.








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