Trucchi da palcoscenico: la tecnica del pesce fuor d'acqua
Nel post di ieri vi ho spiegato come far salire la pressione a un personaggio (escalation comica).
Oggi, invece, vi farò scoprire la tecnica preferita dalle commedie di Hollywood: il pesce fuor d'acqua.
Il meccanismo è semplicissimo: si prende un personaggio abituato al lusso, alla tecnologia o a regole rigidissime e lo si catapulta letteralmente in un ambiente estraneo a lui, più rustico, caotico, dove le sue regole non valgono.
Ecco, in breve, quali sono le tre caratteristiche fondamentali da inserire per far funzionare al meglio questa tecnica (provateci)
▪️L'incompatibilità: l'ambiente deve essere l'esatto contrario della "zona di comfort" del protagonista.
▪️L'impossibilità di fuggire: il personaggio deve essere costretto a restare lì (per lavoro, per una promessa, o per un imprevisto).
▪️L'adattamento (o il disastro): il protagonista cerca di applicare le sue vecchie regole al nuovo mondo, creando situazioni ridicole.
La risata, dunque, nasce da sola perché lo scontro tra i due mondi è evidente. Il protagonista cercherà di usare le sue maniere eleganti, ma l'ambiente lo costringerà a adattarsi.
Come la protagonista di questa storia...
Cosa succede se la regina dell'alta moda finisce in un paesino di provincia? 👇🏻
Vittoria Chiffon era la direttrice creativa di una delle case di moda più famose del mondo. Abituata alle sfilate di Parigi, vestita di nero minimalista, alta e affusolata, comunicava solo tramite iPad e una schiera di assistenti personali. Per lei, la perfezione era la legge universale.
A causa di un guasto alla sua auto di lusso, proprio prima di un evento importante, Vittoria fu costretta a rifugiarsi nell'unico posto aperto nel raggio di diversi chilometri: la "Sartoria da nonna Carmela", un localino di tre metri quadri nascosto in un vicolo di provincia.
La bottega di Carmela aveva il profumo inconfondibile della naftalina mescolata a cosa?... Al sugo di pomodoro.
"Che odore sgradevole" iniziò a borbottare Vittoria, il cui unico profumo di riferimento era l'inimitabile Cheval numero 5.
C'erano fili colorati ovunque, una vecchia macchina da cucire a pedale e una radio che forse risaliva agli anni della seconda guerra mondiale che trasmetteva musica folk a tutto volume. "Un disordine così non l'ho mai visto! Ma dove mi trovo?"
Nonna Carmela era lì: ottant'anni, grembiule da cucina, sul naso occhiali spessi come fondi di bottiglia, in bocca una radice di liquirizia, la sua preferita.
"Buongiorno", disse Vittoria Chiffon, togliendosi gli occhiali da sole giganti (quelli delle star per capirci).
"Ho un'emergenza assoluta. Il mio abito in seta pura ha un difetto sul draping asimmetrico. Dobbiamo ridefinire il concept minimalista della silhouette".
Carmela la guardò da sopra gli occhiali. Sputò la radice e disse: "Ragazza mia, ma come parli? Fammi vedere dove si è scucito".
La Chiffon le tese il vestito da cinquemila euro come se fosse un gioiello rarissimo. Carmela lo afferrò, lo girò al contrario e ci passò sopra un pezzo di gesso da muratore blu per segnare il punto.
Vittoria emise un gemito di terrore, sgranò gli occhi a più non posso, le mani tremavano e riuscì a malapena a dire: "Il gesso grezzo sulla seta? Ma è pura follia!"
"Zitta e impara", rispose la nonna. Carmela prese un ago, lo inumidì di saliva sopra per infilare il filo al primo colpo e iniziò a cucire alla velocità di un fulmine.
Intanto, nel laboratorio entrò il vicino di casa, un contadino con due galline vive e starnazzanti infilate in una cassetta di legno. "Carmela, mi presti la forbice grande?" disse l'uomo, appoggiando la cassetta con le galline proprio sopra la borsa in pelle di coccodrillo di Vittoria.
Una delle galline fece un verso stridulo e allungò il becco verso il tablet di Vittoria. "No! Il mio iPad aziendale no!" urlò la direttrice, cercando di fare scudo con il proprio corpo "È la mia vita! Tutto dipende dal mio fedelissimo schermo".
"Ah, sì? Che gusti strani", disse il contadino.
Nel caos generale, Carmela finì il lavoro. Sollevò un ferro da stiro in ghisa che sembrava pesare dieci chili, lo bagnò con uno spruzzo d'acqua e lo passò sulla seta con un colpo secco. Una grandissima nuvola di vapore avvolse la stanza, spettinando completamente lo chignon perfetto di Vittoria.
Quando il fumo si diradò, Carmela le diede l'abito. "Ecco fatto. Più dritto di così c'è solo il righello".
Vittoria guardò il vestito. La riparazione era invisibile e la piega era semplicemente perfetta, migliore di quella dei sarti di Parigi. La direttrice rimase a bocca aperta, con i capelli crespi per il vapore e una piuma di gallina attaccata alla giacca da seimila euro.
Carmela la guardò e le offrì un tarallo al finocchietto. "Mangia, che mi sembri deboluccia. Fanno dieci euro".
Tocca a te: mettiti alla prova!
Ora che hai visto come funziona la tecnica del Pesce fuor d'acqua con Vittoria Chiffon, prova a inventare la tua storia.
Ricorda le tre regole: incompatibilità, impossibilità di fuggire e disastro imminente.
Scegli una di queste tre combinazioni ed esercitati a scrivere una scena breve (bastano poche righe!)
▫️ A: un severissimo e super tecnologico banchiere di Wall Street costretto a gestire un caotico rifugio per animali nella foresta tropicale.
▫️ B: una pigra e pantofolaia influencer di viaggi di lusso che, per un errore di prenotazione, si ritrova bloccata in un campo di addestramento militare di sopravvivenza.
▫️ C: un metallaro convinto, pieno di borchie e tatuaggi, costretto a lavorare come animatore alla festa di compleanno a tema "Unicorni rosa" di una bambina di 5 anni.
Divertiti a creare l'attrito tra il tuo protagonista e il nuovo mondo. Quali regole proverà ad applicare? Cosa andrà storto nei primi cinque minuti?
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