Trucchi da palcoscenico: la tecnica dell'escalation comica

Da oggi sul blog vi presento alcune tecniche di scrittura speciali. La cosa bella? Che, oltre a venire usate nei libri, sono gli stessi trucchi che i registi utilizzano a teatro per tenere gli spettatori incollati alla sedia, che gli sceneggiatori usano al cinema e nelle serie TV per farci ridere o emozionare.

Partiamo dalla prima che è anche una delle più divertenti

▪️ La pentola a pressione 
Questa tecnica si presenta come una vera e propria escalation comica. Significa che la storia non parte subito con un grande botto, ma sale di giri un po' alla volta. 
Nello specifico, si prende un protagonista bloccato in un posto (come un cameriere in un ristorante affollato) e gli si accumulano addosso tanti piccoli fastidi banali. 
All'inizio il poveretto sopporta, poi la pressione aumenta, finché non perde la testa e fa qualcosa di assurdo. 
La risata nasce proprio dal vedere questa temperatura che sale fino a far saltare la valvola!

Ecco cosa succede al mio protagonista 👇🏻

Erano le 20:45 e il condizionatore della pizzeria "Da Pasquale" iniziò ad avere i suoi primi acciacchi, proprio mentre il cliente del tavolo 17 ordinava una margherita ben cotta, con la mozzarella cruda e una sola fogliolina di basilico appena raccolto dal vasetto in bella mostra sul bancone.

​L'habitué era il signor Spavaldis, un cliente molto noto per il suo modo di mostrarsi, che indossava sempre una camicia hawaiana larga e bagnata di sudore. Con gli occhiali da sole sul naso, nonostante fosse sera, picchiettava il quadrante del suo costoso smartwatch emettendo un fischio ritmico e irritante con i denti. 
A ogni fischio del signor Spavaldis, la palpebra sinistra di Guido perdeva un battito, mandando impulsi di puro odio al cervello.

​Dietro il bancone, la situazione non era affatto calma. Lo chef Antonio, ormai liquefatto dai 42 gradi della cucina e dal fumo del forno a legna, stava urlando insulti in tre dialetti diversi contro gli accostamenti culinari: "La mozzarella cruda sulla pizza cotta? E come faccio, la incollo con il ketchup?!"
​A peggiorare le cose ci pensava Kevin, il cameriere stagista. Diciotto anni, aspirante star del web, girovagava per la sala in uno stato di trance mistica, cercando l'inquadratura perfetta per un video su TikTok intitolato "POV: Lavorare nel weekend mentre gli altri fanno serata", usando un vassoio di calzoni caldi come scena acchiappa-like.

Intanto, i tempi di attesa avevano superato i cinquanta minuti. Il rumore nel locale era un muro di stoviglie frantumate, bambini urlanti che non si calmavano neanche con la promessa di un gelato (ormai liquefatto anche quello) e il "ciak-ciak" sinistro delle suole delle scarpe di Guido sul pavimento unto di olio piccante e sudore.
All'ennesimo "Uè giovanotto" di Spavaldis, il tic alla palpebra di Guido si bloccò. Il rumore della sala svanì, sostituito dal sibilo metallico della sua pazienza che evaporava.
Era arrivato al punto di non ritorno: vuoi il caldo, vuoi il faccione di Spavaldis che si contorceva nelle sue smorfie, vuoi il rumore a scatto del condizionatore e le fiamme del forno a legna che sembravano spargersi ovunque, Guido afferrò la pizza dalle mani dello chef e la lanciò verso il tavolo. 

Un tiro da campione mondiale di frisbee perfetto, ripreso da Kevin in diretta! 
La margherita fumante atterrò sul petto di Spavaldis, proprio al centro di una grande palma stampata sulla camicia. La mozzarella cruda iniziò a sciogliersi lentamente sul tessuto bagnato di sudore. Un secondo di silenzio. 
Poi, il delirio.

​Dalla sala si levò un applauso senza precedenti. I clienti si alzarono in piedi, qualcuno acclamò Guido come l'eroe moderno, mentre Spavaldis fissava la margherita sulla sua camicia hawaiana, pietrificato. 

Il video di Kevin, caricato all'istante, divenne virale nel giro di pochissime ore, collezionando milioni di visualizzazioni e trasformando la pizzeria in un fenomeno social. Quasi a voler festeggiare il trionfo, il condizionatore esalò un ultimo forte sferragliamento e riprese a funzionare a pieno ritmo, inondando la sala di un'aria gelida e rigenerante. 
La leggenda del tavolo 17 entrò così di diritto nel librone dei ricordi di Pasquale, il proprietario; l'uomo si svegliò finalmente dal suo cronico torpore estivo e, guardando i telefoni che squillavano a vuoto per le prenotazioni, capì che quel lancio era stata la miglior mossa di marketing della sua vita.


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