Trucchi da palcoscenico: l'equivoco

Nelle prime due puntate (che trovate nel blog) abbiamo visto come far salire la tensione e come sfruttare i contrasti tra ambienti diversi.

Oggi vi farò scoprire la tecnica che ha fatto la fortuna di commedie leggendarie, dai classici di Shakespeare ai film di Hollywood: l'equivoco (o quid pro quo).
Anche questo meccanismo è semplice e si basa essenzialmente su un corto circuito comunicativo: due persone parlano, ma una delle due è convinta di trovarsi in una situazione completamente diversa.

Ecco le tre caratteristiche fondamentali per farlo funzionare:
▪️ il doppio binario: il dialogo deve avere perfettamente senso per entrambi, anche se le loro menti viaggiano su due binari opposti;
▪️ la cecità: nessuno dei due personaggi deve sospettare del malinteso. Più sono convinti di capirsi, più fa ridere;
▪️ la complicità con il lettore: chi legge deve conoscere la verità fin dall'inizio. Il divertimento sta proprio nel vedere i personaggi che si complicano la vita da soli.

Guardate cosa succede quando l'equivoco entra in un'aula d'esame 👇🏻

In una calda mattina di fine giugno la commissione dell'esame di maturità era ormai  sfinita. Il professor Gatti, presidente di commissione severo e scontroso, sventolava un registro per rinfrescarsi un po'. Il condizionatore era al minimo, per risparmiare sui costi di gestione.
"Forza, chiamiamo la prossima candidata. Romani Marta?"
In quel momento la porta si aprì. Entrò una ragazza giovane, bionda, con un tailleur elegante e fresco e una borsa a tracolla. Era Camilla, la nuova professoressa esterna di inglese, appena arrivata da un'altra scuola per sostituire il collega che si era ammalato due giorni prima.

"Buongiorno...", accennò Camilla, stringendo una cartella di plastica.
"Prego, Romani, si sieda pure lì", la interruppe subito il professor Gatti, indicando la sedia vuota davanti alla cattedra. "Non perda tempo, siamo in ritardo e ci sono ancora due candidati".
Camilla rimase un attimo spiazzata. Pensò che fosse l'accoglienza poco elegante della commissione e si accomodò. "In realtà io volevo dirvi che..."
"Non si giustifichi", rispose velocemente Gatti. "Sappiamo che l'ansia fa brutti scherzi. Allora, cominciamo subito con la storia. Mi parli della seconda guerra mondiale, ma con un approccio critico".
Camilla alzò un sopracciglio. Pensò: 'Mi stanno facendo un test per vedere se sono preparata? Che colleghi diffidenti!' Ma non si preoccupò affatto, dopotutto era laureata con lode.

"Bene", iniziò Camilla con un tono sicuro. "Se analizziamo l'impatto geopolitico del blocco sovietico, dobbiamo ammettere che i manuali scolastici semplificano troppo. La strategia di Stalin nei Balcani dimostra una profonda debolezza strutturale, non una forza".

I professori si scambiarono un'occhiata stupita. La prof di italiano sussurrò: "Però, che linguaggio specifico per una studentessa dell'alberghiero".
Il professor Gatti, molto colpito, decise di rincarare la dose. "Interessante, Romani. E sentiamo: cosa ne pensa invece della gestione della seconda prova d'esame di quest'anno?". Voleva testare la sua maturità emotiva, sicuramente...
Camilla sorrise. Quell'argomento era il suo zoccolo duro, quello per cui si era scontrata più volte con i colleghi nel suo istituto di appartenenza. "Un disastro totale. Tracce formulate malissimo dal Ministero, griglie di valutazione confuse e zero coordinamento tra le scuole. Chi ha scritto quel testo non mette piede in un'aula da... vent'anni? O poco più".

Un silenzio di ghiaccio calò nell'aula. La prof di italiano si coprì la bocca per non ridere. Il professor Gatti era pietrificato. 'Questa ragazza rischia la bocciatura, ma ha un fegato pazzesco', pensò.
"Ammirevole... la sua onestà intellettuale", disse Gatti con un filo di voce. "Ma passiamo alle lingue. Come se la cava con l'inglese?".
Camilla scoppiò a ridere. "Direi bene, visto che ci convivo da cinque anni e ci pago anche l'affitto".
Proprio in quel momento, la porta dell'aula si aprì di colpo. Entrò una ragazza con i jeans strappati, la t-shirt sudata, una bottiglietta d'acqua calda in mano e la carta d'identità che le tremava tra le dita.
"Scusate il ritardo! Sono Marta Romani... il treno si è fermato in mezzo alla campagna!", disse la nuova arrivata con le lacrime agli occhi.

Il professor Gatti guardò la ragazza confuso, poi guardò Camilla, ancora seduta sulla sedia del candidato.
Camilla si alzò con calma, aprì la borsa e tirò fuori il suo tesserino ministeriale, appoggiandolo sulla cattedra. "Piacere, professoressa Camilla Marini, la sostituta di inglese. Visto che eravate così carichi, non volevo interrompere il vostro gioco".

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