Visioni creative


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Eccomi qui, cari lettori, con una doppia sfida creativa

"Il frammento narrante"
Obiettivo: allenare lo sguardo a trovare narrazioni nascoste in dettagli che sembrano secondari, arricchendo allo stesso tempo il proprio bagaglio lessicale.

Partite dall'osservazione: guardate l'immagine e isolate mentalmente la silhouette scura dell'albero.

La sfida lessicale: la parola chiave di questo esercizio è "ghermire". 
È un verbo potente, quasi arcaico, che suggerisce un'azione rapida e definitiva, come quella di un artiglio che afferra con forza.

Cosa dovete fare?
▫️Scrivete un breve testo (massimo 250 parole) ambientato interamente all'interno di un frammento di quella silhouette. Nel testo, il soggetto deve necessariamente ghermire qualcosa: un oggetto, una luce, un ricordo o un'emozione che non vuole lasciar andare.

▫️Esplorate il contrasto tra l'oscurità dell'albero e la luminosità del tramonto. Come reagisce il vostro mondo all'incontro con quella luce?

Esempio guida: 
"L'artiglio della quercia"

Ecco come interpretare l'esercizio utilizzando la parola della sfida.

La mia vita era diventata un'enorme, asfissiante stanza buia. Non avevo chiuso le persiane, no; il buio era dentro di me, denso e appiccicoso, proprio come la sagoma di quella quercia che bloccava l'orizzonte. Ogni giorno, la mia prigione si riduceva a un unico, minuscolo punto luce: lo schermo del mio telefono.
Ero paralizzato nel mio letto, a scorrere, raschiare, cercare particelle di approvazione, per vivere, tra i filtri patinati che proteggevano la mia insicurezza. Le ombre, la mia coperta di Linus, erano il mio unico rifugio contro il giudizio che percepivo fuori.
Ogni sera, però, succedeva qualcosa che odiavo. Il tramonto. Una lama di fuoco e oro si insinuava tra le fessure della mia comfort zone, rivelandosi come una minaccia, una luce violenta e radiosa che cercava di ghermire il mio silenzioso microcosmo. Odiavo quel bagliore che mi diceva: "Il mondo è là fuori, enorme, difficile e bellissimo. E tu sei qui, intrappolato in te stesso".
I miei coetanei, là fuori, forse ballavano o si baciavano, celebrando la fine della giornata. Ma per me era l'ora della resa dei conti.
Quella sera, qualcosa scattò. Decisi di sfidare il riflesso del telefono. Mi alzai, lanciai il dispositivo sul cuscino e mi avvicinai alla finestra. Spinsi via la coperta e, per la prima volta, guardai l'immagine intera.
L'albero non era più un mostro che mi opprimeva, ma un artiglio possente che sembrava cercare di afferrare il sole per me.
Il disco di fuoco ardeva all'orizzonte sopra i filari: era uno spettacolo violento e magnifico, che non avevo ancora visto con i miei occhi.
Ero terrorizzato, eppure, per un secondo, sentii una forza potente risalire dalla mia pancia. Vidi il mondo e, per la prima volta, decisi di esserne parte.
Il sole tramontò, l'ombra tornò, ma io non ero più solo. Portavo con me una volontà nuova, pungente e dolce, l'orizzonte che avevo deciso di seguire.

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