Usain Bolt? Superato...
Per anni abbiamo creduto che l'essere umano sia il capolavoro assoluto dell'evoluzione. Poi nel 2026 le cose cambiano... A Pechino, Lightning, un robot che corre i 100 metri in 9"32 abbatte il record di Usain Bolt, e improvvisamente ci riscopriamo tutti un po' obsoleti.
Ventisei centesimi in meno del record umano. Praticamente il tempo che impiego io a prendere una penna in mano. La cosa fantastica è che questo velocista di metallo ha corso a 14,5 metri al secondo senza una goccia di sudore, senza acido lattico e senza il dramma esistenziale di dover sponsorizzare scarpe fosforescenti. Solo puro calcolo accoppiato a una Embodied AI. Gli ingegneri gli hanno semplicemente allungato le gambe di dieci centimetri rispetto al modello base. Cose che noi umani possiamo fare solo con un doloroso intervento chirurgico o con un pessimo uso di Photoshop.
Però, c’è un però. La perfezione tecnologica ha un disperato bisogno di freni. Letteralmente...
La parte più divertente (e spaventosamente umana) di queste gare tra androidi è il dopo-traguardo. Avendo la grazia aerodinamica di un frigorifero lanciato in discesa, molti di questi atleti d'acciaio non sanno come fermarsi. Risultato? Si schiantano a velocità folle contro i materassi protettivi (ho visto le immagini in TV e ho riso come non so cosa...) travolgono i tecnici a bordo pista o, nei casi migliori, subiscono un cortocircuito per lo sforzo e prendono fuoco direttamente sulla linea d'arrivo. Una roba che a confronto l'infortunio al bicipite femorale sembra una passeggiata di salute.
E qui scatta la riflessione, tra una risata e l'altra. Che senso ha uno sport dove non esiste la paura di fallire, ma solo il rischio di un bug del software?
Abbiamo passato secoli a parlare di sacrificio e del superamento dei propri limiti. Oggi scopriamo che il limite massimo si risolveva con un aggiornamento del firmware e un cacciavite.
Forse il futuro dello sport sarà una Formula 1 delle gambe, dove tiferemo per i programmatori anziché per gli atleti.
Nel frattempo, io continuo a preferire il nostro meraviglioso corpo umano
Almeno noi, quando finiamo i 100 metri, diventiamo sì rossi, ma non andiamo in autocombustione.
Voi che dite? Vi abbonereste a una pay-tv per vedere dei supercomputer che inciampano a 50 km/h?
Cosa ne pensate di questi robot sportivi?
Ma intanto leggete questa storia 👇🏻
Olimpiadi Robot 2026: Il trionfo dell'intelletto umano (e del buon senso)
▶️ La finale dei 110 metri ostacoli
Il robot Runner-X era il favorito assoluto. Scocca in titanio, calcolo della traiettoria al millimetro e un'accelerazione da far impallidire un jet. Lo sparo dello starter dà il via alla gara. L'atleta umano corre, salta il primo ostacolo con fatica, poi il secondo. Dietro di lui, Runner-X analizza la situazione alla velocità della luce. Il suo algoritmo di ottimizzazione energetica rileva un'anomalia logica: "Perché sollevare 80 kg di metallo per scavalcare un pezzo di plastica quando posso semplicemente passarci attraverso risparmiando il 40% di batteria?".Il robot tira dritto come un ariete. Abbatte il primo ostacolo, disintegra il secondo, polverizza il terzo in una nuvola di schegge bianche. Taglia il traguardo per primo, fiero della sua efficienza energetica impeccabile. Peccato che il giudice di gara umano, con un sospiro, sollevi la bandierina rossa: squalificato per abbattimento volontario e reiterato delle barriere. L'umano, arrivato dieci secondi dopo e con il fiatone, si prende l'oro.
▶️ Il lancio del giavellotto
Nel settore lanci, l'androide Atlas-Pro puntava dritto al podio. Braccio idraulico potenziato e un sistema di puntamento laser collegato ai satelliti GPS. Tocca a lui. Afferra il giavellotto, calcola l'angolo perfetto di 45 gradi, attiva la massima pressione nei pistoni e lancia. Il giavellotto parte a una velocità supersonica, buca le nuvole e sparisce oltre l'orizzonte, uscendo completamente dallo stadio e finendo la sua corsa nel parcheggio di un supermercato a tre chilometri di distanza.Gli ingegneri esultano, ma il tabellone elettronico mostra una scritta impietosa: lancio nullo. L'algoritmo del robot aveva cercato la massima distanza fisica eliminando il vincolo del perimetro di gara. L'atleta umano successivo lancia il suo giavellotto a un modesto, ma regolarissimo, raggio di 85 metri dentro il prato. Oro all'umano. Atlas-Pro passerà il pomeriggio a cercare di capire perché il lancio perfetto sia stato punito.
▶️ La maratona
La sfida più attesa era la maratona. Trenta robot e trenta umani alla partenza. Dopo trenta chilometri, i robot sono tutti in testa, compatti, senza un filo di sudore, guidati dal sistema di navigazione satellitare. Ma al trentacinquesimo chilometro succede l'imprevisto: un blackout temporaneo oscura il segnale GPS della zona.Gli atleti umani continuano a correre seguendo le transenne e le indicazioni stradali in plastica. I robot si inchiodano simultaneamente. Senza coordinate satellitari, il loro software entra in modalità di protezione. Trenta macchine da milioni di dollari rimangono immobili in mezzo alla strada, con le frecce di emergenza accese, a chiedere educatamente ai passanti se qualcuno può aggiornare le mappe offline. Gli umani tagliano il traguardo ridendo, mentre i tecnici corrono a recuperare i maratoneti di metallo con i furgoni.
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