L'angolo dell'intervista Gabriele Rossi: "Mi ritaglio dei momenti in cui improvviso e gioco con la musica liberamente finché non sento che qualcosa ha senso di essere immortalato"
Immaginate un ragazzo che cresce studiando i grandi maestri del passato, ma che dentro di sé sente il bisogno di creare qualcosa di nuovo. Dopo anni di Conservatorio e una laurea in Ingegneria, decide di cambiare strada: non vuole più solo eseguire brani altrui, vuole raccontare la musica a modo suo. E ci riesce...
Inizia a postare video quasi per gioco e, in poco tempo, conquista milioni di persone. La sua capacità di unire il pianoforte al linguaggio moderno lo porta velocemente fuori dal web: lo abbiamo visto protagonista sul palco di Tu sí que vales, ospite a I soliti ignoti, nel programma La Fisica dell’amore e negli studi di Radio Deejay.
Oggi Gabriele ha messo in pausa tutto il resto per riprendersi il palco. Il suo obiettivo è chiaro: dimostrare che tra un tasto premuto e l'emozione di chi ascolta non devono esserci barriere, ma solo tanta voglia di comunicare.
Ecco la mia chiacchierata con Gabriele Rossi, un pianista che vola sui tasti.
1) Benvenuto, Gabriele. Se dovessi presentarti con tre note o un breve suono che ti rappresenta oggi, quale sarebbe e perché?
Grazie! Mi presenterei con tre note che non c’entrano nulla tra di loro, pure dissonanti, non mi è mai piaciuto etichettarmi in qualche modo, proprio per questo, il non definirmi, legittima diverse versioni di me stesso che sono stato e tutt’ora sono.
2) C'è un momento in cui hai realizzato che volevi non solo suonare musica, ma creare la tua musica?
Dopo qualche insoddisfazione nel mondo della musica classica e del conservatorio, ho capito che riprodurre solo spartiti di repertorio appunto classico era limitante per il potenziale che sentivo di avere. Amavo suonare qualsiasi genere musicale, improvvisare e anche creare, dopo un concorso pianistico andato male ricordo che mi partì l’idea in testa di prendere lezioni di composizione.
3) Come fai a dividerti tra l'essere un interprete (che esegue brani altrui) e un compositore (che crea musica nuova)?
Sono due cose che vanno tranquillamente assieme, ogni tanto mi ritaglio dei momenti in cui improvviso e gioco con la musica liberamente finché non sento che qualcosa ha senso di essere immortalato. Per il resto quando suono, che sia musica di altri o mia, va comunque sempre interpretata, il linguaggio è lo stesso.
4) Quando componi, cerchi prima di inserire elementi classici o parti da un'idea moderna (pop, jazz) per poi fonderli?
L’unica cosa da cui parto a volte è qualche giro di accordi che mi piace particolarmente, il quale può provenire da qualsiasi genere, anche perchè ascolto di tutto.
Il pensiero di Gabriele (che condivido pienamente):
"I social sono un gioco a cui nessuno dovrebbe giocare. Anche se sono fondamentali per la carriera, spesso ci costringono a scendere a compromessi con algoritmi che premiano solo il tempo che passiamo davanti allo schermo, rischiando di snaturare la musica e l'artista stesso".
5) Quanto sono importanti i social media e i software per la tua musica, sia per comporre che per farti conoscere?
Beh, i social sono la principale causa del decadimento cognitivo che ci affligge negli ultimi anni, dominati da meccanismi e algoritmi che premiano solo chi riesce a tenerti sullo schermo il più tempo possibile. Non importa niente che tu stia facendo un contenuto divulgativo o distruttivo o qualunque cosa sia… non entro nell’argomento perché parlerei per dei giorni. Ovviamente sono consapevole che si tratta di un linguaggio che devo per forza parlare per promuovere quello che faccio e per la mia carriera, per questo li uso, ma devo scendere a compromessi con delle regole che portano a snaturarsi per compiacere a un algoritmo, regole di un gioco a cui non vorrei mai giocare e a cui nessuno dovrebbe giocare.
6) Qual è la melodia antica che ti ha sorpreso di più ritrovare in una canzone pop moderna?
Difficile da dire e ancora di più fare mente locale, così di getto mi viene in mente Memories dei Maroon 5, quando la ascoltai la prima volta mi accorsi subito con enorme stupore di quanto fosse praticamente identica a Canon in D di Pachelbel, melodia che nacque nel 1680.
7) Da Tú Sí Que Vales a I Soliti Ignoti, fino a La Fisica dell’Amore e Radio Deejay: sei ormai un volto noto della TV e della radio. Come hanno influito queste esperienze sulla tua carriera e sul tuo modo di comunicare la musica al grande pubblico?
Non mi definirei un volto noto ma sicuramente ho vissuto delle esperienze interessanti in cui poter farmi notare anche in tv. Tu si Que Vales è stata la prima, mi ha dato enorme fiducia, mi ha fatto capire di essere in grado di parlare e performare bene davanti a milioni di telespettatori, devo anche dire che alcuni contenuti ritagliati dalla puntata sono andati molto virali e mi hanno aiutato molto a far crescere i miei canali. Per quanto riguarda le altre esperienze sono state sicuramente molto elettrizzanti, mi sono divertito in molti casi e ho conosciuto tanta gente interessante.
8) Ami molto Chopin. Se potessi suonare un suo brano su uno specifico pianoforte storico o in un luogo legato al compositore, quale sceglieresti e perché?
In realtà non saprei dire quale potrebbe essere un pianoforte o un luogo significativo, dovrei informarmi. Ti rispondo però con una cosa che ho già fatto, qualche settimana fa ho avuto modo di suonare un pianoforte coetaneo a Chopin rimesso a nuovo, è stato emozionante suonare un qualcosa che avesse con ogni probabilità lo stesso suono e timbro dei pianoforti che Chopin usava per comporre, mi sono immerso ancora di più nella sua musica.
9) Qual è il segreto per trasformare il semplice "schiacciare i tasti" in vera emozione?
La risposta è emozionarsi. Quando il pianista in primis è coinvolto, si emoziona ed è trascinato dalla musica allora trasmette agli ascoltatori tutto questo.
10) Scrittura creativa
Immagina di dover promuovere la tua prossima esibizione dal vivo con un messaggio su Instagram o TikTok. Scrivi una didascalia massimo 10 parole che, unendo musica classica ed elementi moderni, invogli il pubblico a venire al concerto.
La musica non ha tempo, capirete perché al mio concerto.
10 parole sono davvero poche, non ho trovato di meglio ahaha!
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