Il Signore degli Anelli e la NASA: due modi di guardare le stelle
📌 L'incontro del 29 luglio
Una mappa disegnata a mano che traccia i confini di un regno di elfi e un computer di bordo che calcola la traiettoria di un razzo verso la Luna: cosa hanno in comune?
Se guardiamo il calendario, scopriamo che la risposta sta proprio in questa giornata. In due anni diversi, il 29 luglio ha dato vita a due modi straordinari di superare i nostri limiti.
Nel 1954, J.R.R. Tolkien pubblicava La Compagnia dell'Anello, regalando al mondo un intero universo fantastico in cui rifugiarsi.
Pochi anni dopo, nel 1958, nasceva ufficialmente la NASA, l'agenzia che avrebbe portato l'umanità a toccare quel cielo che avevamo sempre e solo potuto sognare.
Perché ho scelto queste due realtà? Per i paragoni che si possono fare e per le riflessioni che ne vengono fuori per arrivare a un denominatore comune.
Pensateci bene anche voi...
La letteratura ci insegna a guardare dentro di noi. Tolkien ha creato mondi di storie per aiutarci a vivere meglio nel nostro mondo reale, ricordandoci che sognare non significa fuggire dai problemi, ma trovare la forza per affrontarli.
Parallelamente, la scienza guarda verso l'infinito. La nascita della NASA ha dimostrato il nostro desiderio irrefrenabile di andare oltre, prendendo i sogni per trasformarli in formule, metallo e razzi capaci di raggiungere lo spazio.
In fondo, non sono strade opposte perché nascono dallo stesso profondo bisogno: il rifiuto di accontentarci di ciò che già conosciamo (il denominatore comune).
Abbiamo bisogno delle storie per capire chi siamo e dei razzi per scoprire dove possiamo arrivare. Senza la fantasia perderemmo la rotta, mentre senza la scienza i nostri sogni non avrebbero mai il vento per spiccare il volo.
Vediamo adesso cosa è successo ai nostri amici Enrico e Sara che ieri erano in uno Starbucks👇🏻
Oggi, invece, li troviamo in una sala buia di un planetario. Sopra le teste, la grande cupola riproduce un cielo stellato perfetto e luminosissimo, mentre in sottofondo risuona una musica d'ambiente rilassante.
Sulle poltrone reclinate, Enrico e Sara guardano lo schermo, ma tra di loro c'è un silenzio pesante. Lo spettacolo è appena finito ed è scoppiato l'ennesimo litigio.
«Sara, la tecnologia è l'unica cosa che conta davvero», sussurra Enrico per non disturbare gli altri visitatori che stanno uscendo. «Oggi è l'anniversario della NASA. Senza la scienza saremmo ancora al buio. Calcolare le orbite, mappare le galassie, scoprire pianeti reali... questa è la vera grandezza umana. Tutto il resto sono solo distrazioni».
Sara scuote la testa, guardando i punti luminosi che iniziano a spegnersi sulla cupola. «Ti dimentichi che oggi è anche il giorno in cui è uscito Il Signore degli Anelli, Enrico. Tolkien ha creato costellazioni, lingue e storie bellissime senza muoversi dalla sua scrivania. La sua fantasia riempie il cuore delle persone e la scienza ci porta fisicamente nello spazio, d'accordo, ma è l'immaginazione che ci dice perché vale la pena guardare il cielo e sognare».
«Sognare non ti porta sulle stelle vere», ribatte Enrico, incrociando le braccia.
«E i razzi non servono a nulla se la tua mente non sa guardare oltre il metallo», risponde Sara.
Il filo del loro discorso si rompe. Ognuno resta fermo sulla propria idea, smettendo di ascoltare l'altro nel buio della sala.
In quel momento, una ragazza dello staff del planetario, che sta sistemando le poltrone prima del turno successivo, si avvicina con un sorriso.
«Scusatemi, non volevo origliare», interviene a bassa voce. «Ma vi ho sentito parlare di razzi e di elfi, giusto?»
Enrico e Sara si voltano verso di lei, colti di sorpresa.
«Sapete», dice la ragazza indicando il grande proiettore al centro della sala, «molti degli scienziati che hanno progettato i primi viaggi nello spazio erano grandissimi lettori di libri fantasy. Volevano toccare le stelle vere proprio perché qualcuno, prima di loro, le aveva descritte e sognate nei romanzi. La NASA costruisce le navicelle, ma è la fantasia di scrittori come Tolkien che accende la scintilla e ci fa venire voglia di partire».
La ragazza sorride e torna al suo lavoro. Enrico guarda la cupola ormai spenta, poi si volta verso Sara.
«Forse», sussurra Enrico prendendole la mano, «per costruire un telescopio bisogna prima saper desiderare quello che c'è dietro il buio».
Sara sorride. «E per scrivere una buona storia, bisogna comunque conoscere la traiettoria delle stelle».
✍️ Esercizio di scrittura creativa
Immagina che la NASA stia per lanciare una nuova sonda nello spazio profondo, diretta verso una galassia sconosciuta. A bordo c'è un messaggio scritto da te. Quel messaggio deve descrivere l'umanità a una civiltà aliena che non ci conosce.
L'esercizio
▪️Imposta un timer su 5 minuti.
▪️Scrivi una lettera di getto, senza rileggere, usando questa struttura precisa: i primi 2 minuti descrivi la Terra usando solo la logica e i fatti (i nostri fiumi, la tecnologia, i dati scientifici, le nostre città di cemento). I successivi 3 minuti stravolgi la lettera e descrivi l'umanità attraverso la nostra capacità di sognare (le nostre paure, l'amore per le storie, le leggende e le cose invisibili che inventiamo).
▪️Trova l'ultima frase in cui spieghi agli alieni perché, per capirci davvero, hanno bisogno sia delle nostre formule che dei nostri miti.
▪️Guarda le stelle e lascia scorrere le tue parole.
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