La tecnologia italiana che ci salverà dal display
Guardatevi.
Cari lettori, mi rivolgo proprio a voi...
No, sul serio, fermatevi un secondo e analizzate la vostra posizione.
Se siete seduti alla scrivania, scommetto che la vostra colonna vertebrale abbia assunto la forma di una banana. O di un gambero in crisi d'identità. Il mento punta lo schermo e le spalle sono ripiegate in avanti come se steste proteggendo un qualcosa di molto prezioso...
Siamo la gloriosa generazione dello smart working e del "collo da smartphone". Ci stiamo evolvendo, certo, ma all'indietro.
Di cosa sto parlando? Ve lo spiego subito. Qualche giorno fa, ho seguito in TV un servizio dell'IFA di Berlino e, tra lavatrici che pensano più di me (sul serio!) e robot pronti a rubarci il lavoro, è spuntata un'invenzione tutta italiana.
Udite udite: una startup geniale ha presentato un micro-sensore intelligente per la postura.
Come funziona? Basta metterlo addosso e lui ti spia. Non appena decidi di accasciarti sulla sedia come un sacco di patate, il sensore non urla, non fa bip imbarazzanti, ma ti rifila una micro-vibrazione. Un colpetto sulla spalla virtuale che sussurra: "Ehi, relitto, tirati su". Il tutto è ovviamente collegato a un'app che colleziona i tuoi fallimenti posturali della giornata e, per punizione (o per amore), ti propina brevi esercizi di stretching.
Trovate anche voi divertente...o imbarazzante il fatto che nel 2026 abbiamo bisogno di microchip aerospaziali e intelligenze artificiali solo per ricordarci di stare dritti?
Abbiamo creato la tecnologia per connettere il mondo, e adesso ci serve un gadget per non finire dal fisioterapista a trent'anni.
Però, c'è da dire che questa è la tecnologia che non è poi così negativa: un pezzetto di plastica italiano che ti dà una scossa (metaforica) e ti ricorda di camminare a testa alta. Anche se stavi solo andando a svuotare il frigo.
Ho subito immaginato una situazione che potrebbe fotografare perfettamente questa tragicomica realtà. Eccola👇🏻
Otto di sera. Televisore sintonizzato sul TG mentre ci si alza dalla sedia, con i piatti della cena appena finiti, per passare finalmente sul divano a poltrire comodamente.
Marco era letteralmente sprofondato tra i cuscini, la testa piegata in avanti a pochi centimetri dallo schermo del telefono, in una posizione che sfidava apertamente le leggi della fisica e dell'ortopedia.
«Marco, se ti pieghi ancora un po' riesci a vedere cosa c'è dietro il divano senza muoverti», lo punzecchiò Elena, sollevando lo sguardo dal suo tablet.
«Sto solo controllando una cosa...» accennò lui, senza staccare gli occhi di un millimetro.
Proprio in quel momento, il mezzo busto del telegiornale cambiò tono: «E adesso andiamo a Berlino, all'IFA, dove la tecnologia parla italiano. Tra le invenzioni più curiose, una startup ha presentato un sensore intelligente che corregge la postura...»
Elena alzò il volume con il telecomando. Sullo schermo apparve un micro-dispositivo che, applicato tra le scapole, vibrava non appena la persona si incurvava sul display del telefono.
Marco sollevò lentamente la testa, incrociando lo sguardo della moglie.
Per tre secondi si fissarono in silenzio.
Poi, scoppiarono a ridere contemporaneamente, una risata fragorosa che riempì la stanza.
«È fatta apposta per te!» esclamò Elena, asciugandosi una lacrima per il troppo ridere. «Un aggeggio spaziale per ricordarti che hai una colonna vertebrale!»
«No, aspetta, pensa alla scena», ribatté Marco, raddrizzandosi sul divano e mimando la situazione. «Siamo arrivati al punto che l'homo sapiens, dopo milioni di anni di evoluzione per conquistare la stazione eretta, ha bisogno di un microchip italiano per non trasformarsi in un gambero a causa di Instagram. È esilarante!»
«Ci pensi? L'intelligenza artificiale usata come una mamma virtuale che ti tira uno scappellotto e ti dice 'stai dritto!'», continuò Elena, ridendo di gusto.
«L'essere umano è incredibile: inventiamo i razzi per andare su Marte, ma ci serve un sensore per ricordarci di guardare l'orizzonte invece delle scarpe».
Marco, ancora divertito, rimase un attimo a riflettere con lo sguardo perso nel vuoto. Poi i suoi occhi si illuminarono.
«Elena. Pensa a Babbo Natale».
«In che senso?»
«I regali di Natale! Quest'anno facciamo centro».
Marco iniziò a contare sulle dita.
«Pensa a Giorgio e Chiara. Quando usciamo a cena con loro, sembra di stare a un congresso di hacker. Non si guardano in faccia neanche per passarsi il sale, sempre fissi sullo schermo».
Elena sgranò gli occhi, colpita dal colpo di genio.
«Oddio, sì! E a tuo fratello Stefano? L'anno scorso ha quasi preso un palo della luce camminando mentre rispondeva a una mail di lavoro. Pensa se a Natale scartassero tutti un sensore posturale. Passeremmo il pranzo del 25 dicembre in mezzo a un concerto di vibrazioni ogni volta che qualcuno prova a controllare WhatsApp sotto il tavolo!»
«Sarebbe il Natale più dritto e più divertente della nostra vita», concluse Marco, tornando a ridere e allungando la mano per recuperare il telefono. Ma appena provò a chinare di nuovo la testa, Elena gli diede un colpetto scherzoso sulla spalla.
«Bzzzt! Ha vibrato il sensore immaginario. Su la testa, uomo del futuro!»
E ora, un rapido esercizio per voi che leggete
Rimanete immobili. Non barate. Analizzate la vostra posizione in questo preciso secondo.
Il mento è schiacciato sul petto?
Le spalle sono curve in avanti a forma di guscio?
Siete accasciati come un sacco di patate?
Se avete risposto sì, fate un bel respiro, tirate indietro le spalle e raddrizzatevi.
La vostra schiena vi ringrazierà.
Vi aspetto nei commenti: da 1 a 10, quanto eravate a forma di gambero prima di leggere questo post? 👇🏻
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