Macchine spente, pensieri accesi

Oggi, 22 settembre, si celebra la "Giornata mondiale senz'auto". Nata per dare un respiro alle nostre città soffocate dal traffico, questa ricorrenza non è solo un invito ecologico, ma una provocazione culturale. 


Ci sfida, infatti, a superare l'automatismo con cui afferriamo le chiavi della macchina anche per fare poche centinaia di metri. Per quanto mi riguarda non ho problemi, la sfida la vinco io... perché a camminare non ho problemi!

Quella che, invece, è ormai diventata una necessità è limitare sì l'uso dell'auto per ridurre l'impatto ambientale - le emissioni di CO2 e la qualità dell'aria che respiriamo sono al primo posto - ma volete mettere il risparmio di benzina visti i prezzi dei carburanti?

Tuttavia, c'è un beneficio che è spesso invisibile: la riconquista del nostro tempo e della nostra salute mentale.
L'abitacolo di un'auto ci isola dal mondo, trasformando il tragitto in una fonte di stress tra semafori, code e parcheggi impossibili.

Muoversi a piedi, invece, riattiva il corpo, ci costringe a guardare le persone negli occhi e permette ai pensieri di fluire liberi. Camminare è, a tutti gli effetti, la forma più pura di flusso di coscienza. È un consiglio spassionato e vero... camminare per me è una fonte inesauribile di pensieri e riflessioni. Confermo!

È il tempo migliore per creare e vedete un po' cosa ne è venuto fuori 👇🏻

Il dialogo della lamiera

La città dorme, ma nel parcheggio condominiale due motori ancora caldi sussurrano nel buio. Una berlina grigia, lucida di carrozzeria e stanca nelle sospensioni, si rivolge alla piccola utilitaria blu parcheggiata a fianco. 

«Sei tornata tardi stasera», dice la berlina, facendo cigolare un tergicristallo.
«Il solito giro. Due chilometri di coda per portare il tipo in palestra. Ha passato venti minuti a girare a vuoto per trovare un posto davanti all'ingresso. Tutto questo per poi salire su un tapis roulant. Non lo capirò mai».
«Almeno tu ti muovi. Io oggi sono rimasta ferma tre ore in tangenziale. Il mio umano stringeva il volante così forte che temevo si spezzasse e urlava contro una radio che nemmeno ascoltava. Mi chiedo perché si ostini a usarmi anche quando la città è chiaramente bloccata».
«Hanno paura, ecco cos'è», risponde l'utilitaria, mentre il radiatore emette un ultimo colpo di calore. «Hanno paura del silenzio. Se spengono il motore, devono ascoltare i propri passi. E i loro passi dicono verità che preferiscono non sentire».
«Già. Domani però si riposa. Gli umani festeggiano la loro giornata senza auto. Chissà se riuscirà a camminare senza sentirsi perso».
«Lo spero per lui. Le mie ruote sono stanche di fare da gabbia ai suoi pensieri».

"La voce del tuo mezzo"
Ora tocca a te far fluire le parole sul foglio. Prova a svolgere questo esercizio di immedesimazione.

▪️Scegli l'auto (o il mezzo di trasporto) che usi più spesso. 
▪️Scrivi un monologo interiore impersonando la tua macchina. 
Cosa pensa di te quando ti vede salire a bordo? Quali segreti o ansie ha raccolto mentre eri al volante? 
▪️Inizia a scrivere partendo esattamente da questa frase: «Se potessi parlare, gli direi che quel viaggio di tre anni fa ha cambiato tutto...»
Lascia correre la penna senza correggere, senza censurarti. 

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