Pace: dove stiamo sbagliando?

Questo nome (astratto in grammatica) evoca in me una calma intensa. Se chiudo gli occhi e provo a rifletterci più approfonditamente riesco a trovare un equilibrio che a parole è difficile spiegare.
È una sensazione di benessere, di tranquillità, di appagamento.
Ebbene, parlare di pace in tempi di guerra è difficile. 

Oggi, in occasione della Giornata Internazionale della Pace, sentiamo ancora di più questo peso. Perché, vedete, non è semplice porre fine a tutte le ostilità se non c'è una seria presa di posizione. Non sto parlando di accordi economici e politici, di trattative sottobanco o alla luce del sole... quella non è pace, anche se la chiamano così.
Pace è accontentarsi di quello che si ha.
Pace è non voler a tutti i costi invadere il territorio di un altro.
Pace è aiutare chi è in difficoltà, non perseguitarlo.
Pace è vivere bene con tutti.

Ho pensato a questa storia, mentre riflettevo su cosa scrivere...i bambini sono il nostro futuro, e chi più di loro ha bisogno di vivere in un mondo che poggia le sue fondamenta sulla pace?

Il disegno sulla terra 
Tra le pietre grigie di un cortile ridotto a macerie, due bambini sedevano vicini. Nadir stringeva tra le dita un piccolo stecco di legno, mentre Amina cercava di liberare un fragile germoglio spuntato tra le crepe del cemento.
"Quando potremo tornare a giocare liberamente, a correre, a saltare...?" chiese Nadir, senza smettere di guardare a terra.
Amina alzò le spalle, soffiando delicatamente sulla polvere. "Non lo so. Ma mio zio dice che quando ci sarà la pace, le case non avranno più i buchi nel tetto e si potrà dormire con la luce accesa senza avere paura".

Nadir si fermò un istante, poi tracciò con lo stecco un cerchio grande sulla terra bruciata. "E le guerre perché cominciano?"
Amina lo guardò con la serietà dei suoi pochi anni. "Perché i grandi vogliono sempre prendere la terra degli altri. Invece a me basterebbe avere un pezzetto di cortile solo per correre."
Nadir annuì in silenzio, posando lo stecco accanto al filo d'erba. Non c'erano trattative da firmare o accordi da discutere. C'era solo il forte desiderio di un cielo intero da guardare senza tremare.

Ora tocca a voi🫵🏻
"La pace comincia nello sguardo di chi non vuole più aver paura".
Pensa a una situazione in cui la rabbia o l'orgoglio hanno creato una distanza inutile intorno a te. Scrivi per 10 minuti partendo da questa frase, immaginando di poter ricominciare da zero, con la semplicità di uno sguardo pulito.

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