Parole in tasca Le regole della "d" eufonica
Benvenuti al secondo appuntamento di Parole in tasca!
Dopo aver rispolverato i confini e le sorprese dell'acca (post del 17 settembre), oggi andiamo a togliere qualche incertezza su una lettera che spesso causa perplessità: la D (eufonica, per gli amici).
Quante volte vi è venuto il dubbio amletico davanti alla tastiera o su un foglio qualsiasi? Sicuramente tante.
Mettere o non mettere quella "d" eufonica? Spesso si tende ad abbondare, ma la regola della lingua italiana è molto semplice: la d eufonica va usata solo ed esclusivamente davanti a vocale uguale (es.: vado ad aprire; ed ecco l'ultima proposta).
Quando non si usa: non va mai inserita se la parola successiva comincia con una vocale diversa (es. a Empoli e non ad Empoli) o se inizia già con la lettera "d" (es. a dicembre e non ad dicembre).
Ma allora, se la regola vuole la vocale uguale, perché diciamo sempre "ad esempio" anche se la parola inizia con la "e"?
È una di quelle piccole, grandi eccezioni che l'uso ha reso naturali per le nostre orecchie. Dire "a esempio" ci farebbe storcere il naso, ed è per questo che "ad esempio" ha conquistato un posto d'onore nel nostro modo di scrivere e parlare.
Ecco le eccezioni fisse: la D si usa sempre in alcune locuzioni dall'uso comune, come appunto ad esempio, ad ogni modo, ad un tratto o la formula tu ed io.
Un piccolo dettaglio che fa la differenza per dare stile e pulizia ai nostri testi.
Ed eccomi qui a usare la fantasia, ad aiutare i protagonisti della nuova storia e a suggerire la battuta giusta al momento giusto! 👇🏻
È un tipico pomeriggio di compiti in salotto, tra quaderni aperti, penne sparse e diversi libri. Chiara è china sul suo foglio, morde la punta della penna con aria disperata e guarda Francesco, che sta scrivendo il suo tema con un'espressione non proprio convinta.
«Senti un attimo...» esclama Chiara bloccandosi a metà frase. «Qui devo scrivere "andiamo ad ascoltare" o "andiamo a ascoltare"? E soprattutto, questa famosa d eufonica dove la devo infilare prima che mi venga un esaurimento?»
Francesco alza gli occhi al cielo, sospira e risponde: «Guarda, io ci rinuncio. La metto ovunque ci sia una vocale, così non posso sbagliare, no? Tipo "ad un certo punto", "ed anche", "ho detto ad Umberto"...»
«Fermi tutti!»
È il momento di tirare fuori dalla tasca segreta la regola precisa prima che facciano un disastro ortografico. Mi inserisco nel discorso spiegando ai ragazzi che la d non è mica un jolly da giocare a caso: si usa solo davanti a una vocale uguale (quindi ad ascoltare va benissimo, ma ed anche o ad Umberto sono un vero e proprio delitto di grammatica!).
I ragazzi si guardano, ridono e cancellano l'errore sul foglio, pronti per l'ultima sfida.
E a questo punto tocca a voi
La teoria l'abbiamo ripassata, ma la pratica è tutta un'altra storia. Ho preparato delle frasi, alcune sono corrette, altre contengono un errore.
1) Vado ad archiviare tutti i vecchi documenti. (Corretta o errore?)
2) Ho preparato un dolce ed una torta salata. (Corretta o errore?)
3) Ti aspetto ad un angolo della strada. (Corretta o errore?)
4) Devi scegliere tra la penna od il lapis. (Corretta o errore?)
5) Paola ed Erica sono migliori amiche. (Corretta o errore?)
6) Ho letto il tuo messaggio ed eccomi qui ad aiutarti. (Corretta o errore?)
Mi raccomando, ricordate le regole!
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