Parole in tasca (perché anche la grammatica ha il suo cuore)

Cari lettori, da oggi inserisco nel blog una nuova rubrica che non vuole assolutamente appesantire o rendere noiosa la vostra lettura.

La scrittura creativa, ormai lo sapete, è importante per sviluppare il talento di ognuno e dà la possibilità di mettersi alla prova: in una parola di creare con le proprie emozioni, sensazioni, di guardare oltre. È chiaro che alla base di tutto ciò c'è una struttura importantissima e, spesso, ancora poco chiara: la grammatica.
Lo spazio che ho in mente di offrire è da vedere come un piccolo aiuto per togliere dubbi, ripassare alcune regole fondamentali e magari fare pace con qualche fantasma del passato scolastico. Niente giudizi, niente voti in rosso: solo un angolo leggero e alla portata di tutti per custodire le parole con cura.
Da qui "Parole in tasca"! Un appuntamento periodico in cui apriremo insieme il cassetto dei dubbi linguistici più comuni, quelli che ci fanno fermare a metà frase con la penna sul foglio o con il dito sospeso sulla tastiera.


Primo appuntamento 
A o non ha? Questo è il dilemma 

Quante volte vi è capitato di scrivere di fretta e ritrovarvi con il dubbio amletico: ci vuole l'acca o no?
Tranquilli, succede anche ai migliori. Ma per non rischiare di far svenire qualche purista della lingua, bastano due trucchi semplici semplici da tenere sempre in tasca.

▪️La prova del nove (il verbo avere): quando avete il dubbio se scrivere ha (con l'acca), provate a sostituirlo mentalmente con aveva o avevano. Se la frase ha ancora senso, allora l'acca ci vuole eccome, perché stiamo parlando di un possesso o di un'azione compiuta (es. "Maria ha un gatto" = "Maria aveva un gatto").

▪️La via libera: se invece la parola risponde a domande come dove?, a chi?, come?, a fare cosa?, la nostra povera acca se ne sta tranquilla a casa e usiamo la semplice preposizione a (es. "vado a camminare" o "scrivo a un'amica").
La regola d'oro è tutta qui: solo un po' di attenzione in più per far viaggiare i nostri pensieri senza intoppi.

Il mistero della H scomparsa
La campanella della terza media è appena suonata, ma la classe sembra un'aula di tribunale. Vicino al banco di Jacopo, c'è il professor Moretti con la penna rossa in mano.
«Jacopo», esordisce il professore con tono tranquillo, «mi spieghi perché in questo tema hai scritto che tuo fratello a vent'anni?»
Jacopo si stringe nelle spalle, arrossendo un po'. «Prof, ma suona uguale! E poi che differenza fa quell'acca lì in mezzo? Si capisce lo stesso».
A quel punto, dalla prima fila, si alza Martina, la rappresentante di classe.
«Scherzi?! Cambia eccome! Se scrivi che tuo fratello a vent'anni, manca il verbo. Senza l'acca, quel verbo scompare del tutto!»
«Esatto, Martina», interviene da fondo aula Sofia, che non si lascia mai scappare un errore. «Se scrivi ha con l'acca, usi il verbo avere. Significa che gli anni li ha, gli appartengono, è il verbo che compie l'azione. Senza l'acca, la frase perde i pezzi».
Jacopo incrocia le braccia, non è convinto. «Sì, vabbè, ma chi ci pensa mentre scrive di fretta sul cellulare?»
Sofia, che vuole a tutti costi fare capire la regola al compagno, si avvicina alla lavagna e scrive due frasi:
▪️Chi ha fame?
▪️Chi a fame?
«Leggi la seconda, Jacopo», lo invita Sofia con un sorriso.
Jacopo legge a voce alta: «Chi... a fame?» Poi si blocca, guardando la lavagna con una smorfia. «Ok, letto così sembra che stia indicando una direzione o un nome proprio, non ha senso.»
«Perfetto!», esclama Sofia. «L'acca in quel caso serve proprio a farci capire che stiamo parlando del verbo avere, non di una preposizione buttata lì a caso».
Il professor Moretti annuisce, appoggiando una mano sulla spalla di Jacopo. «Vedi, Jacopo? L'acca non è un accessorio inutile messa lì per disperare gli studenti. È una lettera che dà senso alle parole.»
Jacopo guarda la lavagna e sorride, tirando fuori il diario dallo zaino. «Ok, ho capito. Da oggi in poi, prima di scrivere una a, controllo se c'è dietro il verbo avere!»
Il professore torna alla cattedra soddisfatto. Fare pace con la grammatica, in fondo, è davvero più semplice del previsto.

Spazio ai commenti!
Ora la parola passa a voi: qual è quel dubbio grammaticale o quel lapsus che vi perseguita ogni volta che dovete scrivere un messaggio o un post? Scrivetemelo nei commenti.

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