Il tempo mai vissuto

Esiste una parola strana, anemoia (neologismo d'autore creato nel 2012 dallo scrittore John Koenig per il suo progetto letterario The Dictionary of Obscure Sorrows), che descrive la nostalgia per un tempo che non si è mai vissuto; una malinconia inspiegabile per un’epoca in cui non si era ancora nati.

Per quanto mi riguarda gli anni '80 e '90 sono stati i protagonisti della mia vita e concordo con il chiamarli "indimenticabili". 
Il vivere era diverso, si gestiva tutto diversamente e diversa era la concezione del tempo e dello spazio.
Che cosa penserebbe un protagonista dell'epoca digitale in merito a quegli anni? Avrebbe voglia di viverli o sarebbe contento di come trascorre il proprio tempo? 
Ho provato a fare venir fuori la sua voce...

Tutti parlano di un passato che non ho vissuto. Vedo immagini di cartoni animati e di film che hanno segnato un'epoca, leggo scritte come "Ma che ne sanno i 2000!" sui social e commenti su quanto era diverso vivere negli anni '80 e '90. È strano l’effetto che fa questo continuo revival sullo schermo di un nativo digitale che non conosce quei tempi, semplicemente perché è nato in un'epoca in cui è tutto cambiato.
Sono nat@ quando il mondo era già stato scartato, digitalizzato, compresso in pochi gigabyte. Per me un rullino fotografico è solo l'icona di un filtro vintage su un'app, non l'attesa di tre giorni per scoprire se una foto è venuta mossa o se è andata persa per sempre.
Vedo queste immagini sgranate scorrere sotto il mio pollice, sul display del telefono. Sembrano tutti così cinematici nei vecchi video, così liberi, avvolti in una lentezza che oggi a noi farebbe quasi paura. Un tempo in cui se uscivi di casa non eri davvero reperibile e non c'erano le spunte blu ad aspettare una risposta immediata.
Mi chiedo se questa nostalgia collettiva che invade la mia bacheca non sia contagiosa.

Finisco per desiderare pomeriggi passati in cortile a citofonare agli amici senza aver mandato prima diversi messaggi di conferma, o il rumore di una cassetta che si avvolge con una matita sul tavolo della cucina.

È strano sentirsi orfani dei ricordi degli altri. È un appuntamento mancato.
Forse quel "Ma che ne sanno i 2000" non è un rimprovero, è solo un avvertimento. Ci dicono che siamo nati nel mondo in cui tutto è diventato istantaneo, perfetto, a portata di clic. Eppure, dentro questo flusso continuo di notifiche, a volte mi ritrovo a cercare proprio quel rumore di fondo, quell'imperfezione analogica che ha segnato la loro giovinezza e che a noi, forse, è stata tolta prima ancora di poterla scegliere.


Ora tocca a te: un piccolo esercizio di flusso di coscienza

Se sei arrivat@ fin qui, ti va di fare un gioco con me? Chiudi gli occhi per un istante e prova a sintonizzarti sulla tua anemoia.

• Scegli un oggetto o un momento del passato che non hai mai vissuto in prima persona (può essere una cabina telefonica a gettoni, una cassetta VHS da riavvolgere, o i pomeriggi senza smartphone).

• Fai partire il tuo flusso di coscienza senza pensare alla grammatica o alla struttura. Scrivi di getto cosa ti evoca, quale mancanza ti fa sentire e perché vorresti averlo vissuto anche solo per cinque minuti.


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