Il vuoto di memoria
Non ci si fa mai caso, eppure credo che succeda a tutti. Stiamo dicendo o facendo qualcosa e poi... puff... all'improvviso, in un attimo, ce ne dimentichiamo.
Ti ritrovi immobile in corridoio con la postura di un manichino difettoso e lo sguardo fisso sul quadro del pittore di cui non ricordi mai il nome. Perché sono qui? Volevo prendere le chiavi dell'auto, stavo andando a fare la lavatrice o dovevo fare uscire il cane? Nel dubbio rimani lì, congelato, mentre il cervello cerca disperatamente un richiamo, un collegamento prezioso che non arriva.
La scienza la fa facile, lo chiama "effetto soglia": dice che attraversare una porta resetta la memoria a breve termine. Praticamente le porte sono come quelle strane creature in Harry Potter, quelle che si nutrono di ricordi positivi...i dissennatori ecco, proprio loro, che ci lasciano lì a fissare il vuoto.
La cosa peggiore è quando ti succede davanti al frigorifero aperto. Oltrepassi la soglia della cucina, apri lo sportello e… il buio. Fissi quel barattolo di maionese che si trova da tempo immemore come se contenesse i segreti dell'universo.
Niente. Neanche una parvenza di ricordo.
Allora applichi l'unica strategia scientificamente provata: la retromarcia. Torni indietro nella stanza precedente camminando come i gamberi, ti risiedi esattamente nella stessa posizione di prima, respiri la stessa aria e… voilà! Ti torna in mente. Semplice, no?
Volevi un paio di calzini puliti.
Che non c’entrano niente col frigorifero.
A quel punto ti chiedi se le porte di casa tua ce l'abbiano con te, o se semplicemente la tua RAM mentale sia ormai inferiore a quella di un vecchio Nokia 3310 con lo schermo scheggiato.
Storia di un buco nero in corridoio
Marta fissava il muro. Nello specifico, fissava una crepa nell'intonaco a forma di ippopotamo.
Il problema non era l'ippopotamo, ma il fatto che Marta si trovasse in bagno, con un cacciavite in mano e una scarpa sola.
«Perché ho un cacciavite?» pensò, mentre il suo cervello tentava un riavvio forzato. «Volevo stringere la maniglia della porta? No, la maniglia è a posto. Volevo smontare lo specchio? Non sono così psicotica. E dov'è l'altra scarpa?»
Marta era una vittima cronica dell'effetto soglia. La sua casa non sembrava affatto un appartamento, era un "Triangolo delle Bermuda" di passaggi interni. Ogni volta che superava uno stipite, la sua memoria a breve termine veniva formattata da un'entità invisibile.
Due minuti prima era in soggiorno.
Aveva visto qualcosa.
Qualcosa che richiedeva un cacciavite.
O forse una scarpa.
Decise di applicare il protocollo d'emergenza: la retromarcia sensoriale.
Tornò in soggiorno camminando all'indietro, cercando di ricalcare perfettamente le proprie impronte. Si riposizionò sul divano, riprese la postura da bradipo abbandonato e guardò la TV.
Puff. Il cacciavite svanì dai suoi pensieri. In compenso, si accorse che il telecomando della TV aveva lo scomparto delle pile bloccato e che lei, originariamente, voleva solo cambiare canale. La scarpa? Era sul tavolo della cucina. Perché? Non lo avrebbe scoperto mai.
Marta sospirò, si tolse l'unica scarpa e pensò che, dopotutto, vivere con la memoria di un pesce rosso rendeva la vita incredibilmente piena di sorprese. Ogni stanza era un'avventura. Di solito, un'avventura molto confusa.
Ora tocca a voi!
Svuotate la mente e provate a scrivere nei commenti un micro-flusso di coscienza (bastano 3 o 4 righe) che descriva l'esatto momento in cui dimenticate qualcosa.
La regola: non usate punti fermi, ma solo virgole, punti di domanda o tre puntini di sospensione, per imitare il caos dei pensieri.
Esempio: "...e quindi entro in camera per prendere non so cosa forse la giacca ma poi vedo il letto sfatto e mi viene in mente che devo chiamare mia madre ma dove ho messo il telefono ah ce l'ho in mano..."
Scatenatevi qui sotto... sempre che non vi dimentichiate cosa stavate per scrivere!
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