Manifestare è un diritto, far paura no
Se una chat sul telefono svuota le classi...
Esprimere le proprie idee, scendere in piazza e protestare è un diritto di tutti. Questa è la democrazia.
Ma quando la protesta si trasforma in violenza, c'è qualcosa che si rompe. Lo stiamo vedendo in questi giorni, le immagini sono terribili, si rimane allibiti di fronte a tutto questo.
E, purtroppo, quando quella violenza si sposta nel mondo virtuale e diventa un messaggio sul telefono che minaccia gli adolescenti, si supera un limite pericolosissimo.
Nelle ultime ore la paura è entrata nelle case di tante famiglie.
È bastata una notifica sui telefoni dei ragazzi che frequentano le scuole superiori.
Un messaggio girato da chissà chi, pieno di minacce pesanti: si parlava di aggressioni, blocchi e violenze di gruppo contro le studentesse fuori dalle scuole e dalle università.
Un passaparola selvaggio che in pochi minuti ha fatto il giro dei gruppi WhatsApp e dei social, rimbalzando di città in città e di provincia in provincia.
Le autorità hanno subito chiarito la situazione: è tutto falso.
Non c’è nessun pericolo reale, si tratta di una gigantesca bufala inventata per creare panico.
Le scuole restano regolarmente aperte e presidiate.
Eppure, il danno è fatto. Domani molte studentesse e studenti non andranno a scuola. Resteranno a casa per paura.
PAURA!
Dobbiamo fermarci un attimo a ragionare su questo.
È bastato un testo copiato e incollato sullo schermo di uno smartphone per svuotare le aule e barricare i giovani in casa?
Sta succedendo...
Spesso gli adolescenti inoltrano questi messaggi pensando di proteggere gli amici ("condivido per sicurezza"), ma senza volerlo diventano la cassa di risonanza di chi vuole spaventarli.
Per questo l'appello che in queste ore stanno lanciando diversi sindaci e dirigenti scolastici è uno solo: FERMIAMOCI. QUESTA CATENA DEVE SPEZZARSI!
Ai ragazzi dobbiamo dirlo chiaramente: non inoltrate più quel messaggio.
Non condividetelo nelle chat di classe, non spargetelo nei gruppi sportivi o tra gli amici.
Ogni volta che schiacciamo il tasto "inoltra", diamo più potere a chi ha inventato questa fake news. Spezzare la catena significa togliere ossigeno alla paura.
Come genitori ci si ritrova nel mezzo: da un lato si sa che è una bugia, dall'altro l'istinto spinge a proteggere i figli a ogni costo.
Ma se si cede alla paura, se si permette a una notizia falsa di decidere se un ragazzo o una ragazza può andare a scuola, si rischia di perdere una battaglia importante.
La libertà e il diritto allo studio non possono essere messi sotto ricatto da uno schermo.
Aggiornamento dell'ultimo minuto
A conferma di tutto questo, proprio in queste ore i dirigenti scolastici stanno inviando circolari ufficiali sui registri elettronici delle famiglie. Il messaggio delle scuole è chiaro e istituzionale: le forze dell'ordine stanno già monitorando e pattugliando i territori a scopo preventivo, non ci sono elementi di allerta concreti e l'invito per tutti è di mantenere la calma, evitando assolutamente di diffondere informazioni non verificate.
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