Spezzare la fame, ritrovare il buonumore

Merenda, pausa, break: a cosa vi fanno pensare? Il mio ricordo corre subito a quando di pomeriggio, dopo i compiti, l'acquolina in bocca si faceva sentire.

C’era un momento preciso in cui lo stomaco diceva "basta". Arrivava in mezzo al pomeriggio, magari davanti alla TV, e si sentiva il bisogno di "qualcosa di buono". Per molti di noi, quel momento profumava di pane e Nutella, di una fetta di torta o di biscotti fatti in casa, del rumore della plastica di una merendina scartata in fretta.
Oggi gli esperti lo chiamano con paroloni inglesi come snacking o lo definiscono il "quarto pasto". Ma la verità è molto più semplice: la merenda è una cosa che ci fa stare bene. È una mappa dei nostri ricordi.
Anche oggi che siamo adulti, il modo in cui facciamo una pausa al lavoro o a casa assomiglia molto a quel vecchio rito. 
Abbiamo solo cambiato ingredienti, divisi in tre grandi categorie:
• Il gruppo del salato: quelli che nel cassetto della scrivania hanno sempre un pacchetto di cracker, di gallette o un sacchetto di taralli per superare le ore più lunghe.
• Il gruppo del dolce: quelli che cercano una piccola coccola, come un quadratino di cioccolato fondente nascosto di fianco al computer.
• Il gruppo del benessere: quelli che scelgono la strada più sana, con una mela croccante o uno yogurt.
Alla fine, non importa cosa decidiamo di mangiare. Che sia un frutto al volo, una briosche a metà pomeriggio o un pezzo di pizza bianca comprato dal panettiere sotto l'ufficio, il significato è lo stesso.
Fare merenda non serve solo a riempire lo stomaco. Serve a fermare i pensieri. È la scusa perfetta per staccare gli occhi dallo schermo e goderci un minuto tutto per noi, proprio come quando eravamo bambini e l'unica cosa importante era finire i compiti prima che facesse buio.

⚽ Il racconto
Strategie pre-allenamento

C’era un tavolo di legno scheggiato al centro della stanza e sei occhi fissi su una ciotola di coccio. Mancavano esattamente dieci minuti all'inizio dell'allenamento di calcetto e il corridoio della palestra aveva quel tipico odore di linoleum e disinfettante.

Marco, con la borsa sportiva ancora a tracolla, stava fissando l'ultimo tarallo rimasto sul fondo della ciotola come se fosse un tesoro antico. Di fianco a lui, Carlo giocherellava con il tappo della borraccia.
«Se lo mangi tu, salti il riscaldamento», disse Carlo, stringendo gli occhi. «È scientificamente provato che il tarallo nello stomaco blocca le gambe al terzo scatto».
«Ma quale blocco!», sbuffò Sara, seduta sulla panca mentre si allacciava le scarpe da ginnastica. Lei, dal suo zaino, aveva appena tirato fuori una banana e una barretta ai cereali che sembrava fatta di compensato. «Voi due non avete la più pallida idea di cosa sia l'energia pulita. Mangiare pesante adesso è da falliti».
Marco allungò la mano, afferrò il tarallo e lo spezzò in due con un colpo secco, offrendone metà a Carlo. Il rumore croccante risuonò nello spogliatoio. «Ragazzi, questo non è cibo. Questo è supporto psicologico. Senza il salato a metà pomeriggio, io non vedo nemmeno la porta. Altro che energia pulita».
Carlo accettò la sua metà, masticando pensoso. «Però Sara ha ragione su una cosa. Ti ricordi martedì scorso? Ci siamo presentati al campo dopo che Andrea aveva portato i tramezzini con la maionese. Sembravamo dei bradipi sui pattini».
In quel momento la porta dello spogliatoio si aprì di colpo. Entrò Giulia, con il fiatone e la giacca ancora bagnata di pioggia. Si buttò sulla panca, aprì lo zaino e tirò fuori una vaschetta di plastica con dentro quattro fette di pane e Nutella, preparate con cura prima di uscire di casa. Il profumo dolce e inconfondibile invase la stanza in un secondo, cancellando l'odore di gomma e sudore.
Il gruppetto non fiatò. Marco rimase con la bocca aperta, Sara dimenticò la sua barretta salutista a mezz'aria.
«Cosa c’è?», chiese Giulia, guardandoli come se fossero alieni. «Ho studiato fino a cinque minuti fa. Se non faccio merenda adesso, svengo al primo angolo».
Marco guardò prima il suo pezzo di tarallo e poi la Nutella che colava leggermente dal bordo del pane di Giulia. Fece un sorriso furbo. «Ok, facciamo un patto! Questa sarà la nostra strategia ufficiale prima della partita: un morso a testa, per il morale della squadra».

Sara scosse la testa, ma stava già sorridendo e rimettendo la barretta nello zaino. «Siete una causa persa. Ma se perdiamo tre a zero, la colpa è della cioccolata».
Cinque minuti dopo, il gruppetto entrava in campo. Con le bocche ancora leggermente sporche di dolce e le mani che sapevano di sale, erano decisamente pesanti, ma felici. E la partita, contro ogni previsione scientifica di Sara, fu un successo strepitoso.


Tocca a te 🫵🏻
Esercizio di scrittura creativa
Il cibo è una macchina del tempo capace di risvegliare ricordi sepolti. Per chiudere questo flusso di coscienza, ti propongo un piccolo gioco di scrittura. Prendi carta e penna (o scrivi nei commenti) e prova a rispondere a questi stimoli:
1. Scegli il tuo gruppo: sei una persona da spuntino dolce, salato o super salutista?
2. Trova il tuo ricordo: pensa alla merenda che mangiavi da bambino durante i pomeriggi passati a casa. Qual era il suo profumo? Che rumore faceva la confezione o il coltello sul tagliere?
3. Scrivi la tua micro-storia: prova a descrivere quel momento in cinque righe, ma concentrati sui dettagli fisici. Parlaci del tavolo su cui appoggiavi i gomiti, del programma TV in sottofondo o delle dita che restavano appiccicose.
Fermati un minuto, scarta il tuo ricordo e lascialo scorrere nei commenti.



👀 Prossimamente sul blog...

Mentre cerchiamo di ritrovare i nostri ricordi d'infanzia in un quadratino di cioccolato davanti al computer, cosa mangiano i ragazzi di oggi a merenda? 
Spoiler: quasi la metà di loro non fa più merenda seduta a tavola, ma di corsa tra un impegno e l'altro.
Ci leggiamo domani alla stessa ora per scoprire i dati, le nuove abitudini e vedere come è cambiato il "quarto pasto" delle nuove generazioni!

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